Guida all'ascolto 3 - 4 novembre 2018

Più di sessant’anni separano la nascita di Schubert da quella di Mahler, ma ciononostante è possibile cogliere molte affinità tra i due musicisti, con il secondo che raccoglie in qualche modo l’eredità musicale e spirituale del primo. Entrambi trovarono nei generi del lied e della musica strumentale l’ambito privilegiato in cui esprimere la propria sensibilità e la propria poetica: nelle sonate e nei lieder di Schubert si incontrano suggestioni della natura, momenti intimistici e introspettivi e ritorni all’allegria delle danze viennesi, secondo una modalità che trova delle analogie con quella condotta da Mahler nelle sue sinfonie.

La dimensione di musicista di Franz Schubert (Liechtenthal, 1797 – Vienna, 1828) si sviluppò al di fuori della vita musicale ufficiale della Vienna degli anni della Restaurazione, in un contesto culturale che si stava facendo difficile per un musicista che non aveva trovato il successo in campo operistico (che all’epoca garantiva la sicurezza economica) né era un pianista virtuoso. Non beneficiando inoltre di protezione dagli ambienti aristocratici (come accadde per Beethoven) Schubert dipese da una ristretta cerchia di amici e la sua stessa musica era destinata ad essere eseguita in contesti privati, in quelle che furono chiamate “schubertiadi”.

La produzione sinfonica di Schubert non fu concepita dall’autore per essere data alle stampe, tanto che per decenni essa rimase praticamente sconosciuta. Le prime cinque sinfonie furono scritte negli anni 1813-1816 con una febbrile e felicissima vena inventiva, non ancora condizionate da uno spirito autocritico. La Sinfonia n.5 in si bemolle maggiore (1816), detta anche “senza trombe e senza timpani” per l’organico ridotto rispetto a quelle precedenti, fu composta per un’orchestra di dilettanti e rappresenta il momento più alto della produzione giovanile di Schubert. Qui il modello non è quello dell’amato Beethoven, ma piuttosto quello mozartiano, cui si ispira per l’impianto formale, l’eleganza dei temi e la trasparenza della strumentazione. L’adesione di Schubert allo schema strutturale della forma-sonata è solo esteriore: se in Beethoven lo sviluppo - cioè l’elaborazione degli elementi tematici - rappresenta il fulcro della sinfonia, in Schubert la conduzione dell’arco melodico si impone durante tutta la composizione e le idee tematiche, più che prestarsi a un vero e proprio sviluppo, conoscono esitazioni, divagazioni, ripetizioni, dove le modulazioni appaiono come cambi di prospettiva, di punti di vista, di diversi punti luce.

La leggerezza, la freschezza inventiva e l’elegante equilibrio caratterizzano questa sinfonia, in cui sono assenti accenti drammatici e dove l’ispirazione mozartiana è evidente già dall’Allegro iniziale. L’Andante con moto è una pagina intima, articolata in due parti, dove la miracolosa vena melodica del compositore è arricchita dal sapiente uso dell’orchestra, in particolare del colore dei legni. Nel Minuetto Schubert sembra rifarsi più direttamente a quello della Sinfonia K.550, mentre la spigliatezza dell’Allegro vivace muove da una leggerezza e un incedere in cui il linguaggio schubertiano sembra rendere omaggio alla civiltà classica affermando la propria originalità.

Gustav Mahler (Kaliště, Boemia, 1860 – Vienna, 1911) conobbe un grande successo come direttore d’orchestra prima ancora che come compositore e, a differenza di Schubert, operò con grande successo nelle istituzioni ufficiali della Vienna a cavallo tra la fine del secolo e i primi anni del ‘900 – come direttore dell’Opera di corte, incarico che ricoprì dal 1897 al 1907 – influenzando la vita musicale e culturale della città. Dopo le prime esperienze giovanili, gli unici generi coltivati da Mahler furono il lied e la sinfonia, concepiti in uno stretto rapporto che divenne tipico della sua poetica.

La Sinfonia n.1 in re maggiore, composta tra il 1884 e il 1888, reca il sottotitolo “Titano”, ispirandosi al romantico racconto di Jean Paul, e fu eseguita per la prima volta a Budapest nel novembre del 1889 diretta dall’autore. Il programma musicale che accompagnò la genesi di questo lavoro fu in seguito ritirato dall’autore, cosa che accadde anche con le due sinfonie successive. Proprio in questo periodo, infatti, Mahler veniva definendo la propria poetica che rifiutava il programma descrittivo, prevedendo invece l’esistenza di un programma interiore che guardava alla musica come “suono della natura”, con l’ambizione e la necessità di costruire con la sinfonia “un intero mondo” comprendente le molteplici esperienze di cui è costituita la realtà frantumata dell’esistenza. Da qui la presenza nelle sinfonie di Mahler di materiali eterogenei (suoni della natura, elementi popolari, musica di consumo, marce militari) che si accostano a situazioni nostalgiche, riflessive o tragiche. Le voci della natura popolano l’introduzione lenta della sinfonia (richiami di caccia, canti di uccelli) che si apre con l’indicazione in partitura “wie ein Naturlaut”, come suono della natura. Successivamente prende l’avvio il tema principale, tratto da uno dei Lieder eines fahrenden Gesellen (Canti di un giovinetto errante) scritti pochi anni prima, evocante immagini agresti che caratterizzano tutto il primo movimento.

Il secondo tempo ricalca lo schema tradizionale dello scherzo, con il ritmo cadenzato del Ländler (danza popolare austriaca) intercalato da un trio centrale in tempo di valzer, in un clima rustico, di musica da taverna che probabilmente porta con sé reminiscenze legate all’infanzia dell’autore.

Il terzo movimento è costruito sul tema della celebre canzone popolare Frère Jacques (Fra Martino) ma in minore, introdotto inizialmente dal contrabbasso nel registro acuto, da cui prende le mosse una marcia parodistica, caricaturale e grottesca, ispirata da un’antica stampa tratta da un libro di fiabe con Il funerale del cacciatore. La scena è una parodia della società del tempo, in cui i ruoli vengono ribaltati perché il cacciatore è vittima e viene accompagnato nel suo funerale dagli animali del bosco.

L’ultimo tempo è una pagina che mostra tutta l’abilità nel trattamento dell’orchestra del compositore. Qui sono riproposte ed elaborate alcune delle idee esposte soprattutto nel primo movimento: una scrittura complessa ed elaborata conduce a un’esplosione sonora che fornisce improvvisamente uno sguardo tragico su tutto ciò che invece, in un clima ironico e popolare, era stato enunciato in precedenza.

L’orchestrazione originale di Mahler prevede un organico molto ampio, che conoscerà un’ulteriore dilatazione nelle sinfonie successive. La versione proposta in questo concerto è invece il frutto dell’elaborazione di Klaus Simon, pianista, direttore e arrangiatore tedesco che nel 2008 ha ripensato questa sinfonia per un organico quasi cameristico, compiendo un lavoro capace di mantenere intatto il fascino e la bellezza di uno dei brani più celebri, eseguiti e amati del grande repertorio sinfonico.

                                                                                              Gianluca Sulli