Note di sala 9-10 febbraio 2019

Wolfgang Amadeus MOZART (Salisburgo, 1756 – Vienna, 1791)
Andante in do maggiore per flauto e orchestra K.315
 
Nella vasta produzione mozartiana, le composizioni per strumento solista e orchestra occupano un posto preminente, quello in cui, insieme alle opere liriche, il compositore espresse maggiormente la sua personalità. Nei concerti dedicati al pianoforte e al violino, strumenti che Mozart praticò assiduamente fin da bambino, egli si espresse in modo più personale e libero, anche perché in diversi concerti per pianoforte, doveva essere lui stesso l’esecutore e dunque non gli incorreva l’obbligo di tener conto delle esigenze (o dei limiti) dell’interprete destinatario dell’opera.
Presi isolatamente, gli strumenti a fiato destarono in lui un interesse più occasionale, che non gli impedì però di creare spesso dei veri e propri capolavori. Se l’attenzione rivolta a strumenti come il clarinetto e il corno fu suscitata in lui dall’amicizia che lo legava ad abili virtuosi come Anton Stadler e Joseph Leutgeb, non poteva che essere l’offerta economica di un amatore a persuaderlo di comporre una serie di opere per flauto, strumento che Mozart dichiarava apertamente di non amare. Le opere flautistiche del suo catalogo rientrano infatti in un’unica commissione (rimasta incompiuta) che doveva comprendere tre concerti e una serie di quartetti con flauto richiesti dal ricco dilettante Willem De Jean.
L’Andante in do maggiore K.315 ci arriva oggi come una composizione isolata e, benché l’autografo non contenga nessun tipo di indicazione, sembra certo che sia stato scritto per lo stesso De Jean a Mannheim nei primi mesi del 1778.
È molto probabile che questo Andante sia stato composto in sostituzione del movimento centrale del Concerto in sol maggiore K.313, il primo dei due concerti effettivamente scritti da Mozart, ritenuto troppo impegnativo dal committente. In questo brano alternativo Mozart si adegua alla semplicità richiesta, componendo una partitura meno ambiziosa nelle dimensioni, ma capace di mostrare la miracolosa vena melodica del genio salisburghese e divenuta una delle pagine più celebri del repertorio flautistico regolarmente proposta dai migliori solisti.
 
 
Franz Joseph HAYDN (Rohrau, 1732 – Vienna, 1809)
Sinfonia n.55 in mi bemolle maggiore “Il maestro di scuola”
Allegro di molto – Adagio, ma semplicemente – Menuetto – Finale. Presto
 
Nell’ampio catalogo di Haydn, le 108 sinfonie occupano un posto rilevante non solo da un punto numerico, ma soprattutto per l’importanza che esse rivestono all’interno del percorso stilistico del compositore e perché rappresentano il modello della sinfonia classica. Quest’ultimo con Haydn si stabilizza nella successione in quattro movimenti comprendenti un allegro strutturato secondo lo schema della forma-sonata, un secondo tempo in forma di lied, un terzo tempo come minuetto e un finale vivace spesso in forma di rondò. Questa struttura è la trasposizione in ambito sinfonico di ciò che Haydn definì già per la sonata per uno o più strumenti e per il quartetto: per tale motivo egli fu definito il “padre” di questi generi musicali, in quanto ne realizzò l’equilibrio formale e sonoro, determinando inoltre, in ambito sinfonico, il corpo orchestrale nella sua forma definitiva.
La Sinfonia n.55 fu composta nel 1774 e deve il suo nome “Il maestro di scuola” al carattere buffo e pedantesco del secondo movimento, in cui la melodia presentata sempre variata dai violini, ha un andamento che suggerisce l’immagine austera e pedantesca di un insegnante che si rivolge alla scolaresca, la cui voce è a sua volta evocata dalle risposte dei fiati, ai quali Haydn affida un ruolo originale, soprattutto nei tempi lenti, nella produzione sinfonica dopo il 1770.
Il principio della variazione caratterizza anche il Presto finale, dove si apprezzano l’eleganza e la raffinatezza della strumentazione di Haydn, il quale affida molti passaggi ai fiati soli con interventi anche di una certa difficoltà, come nel caso del corno. In un contesto più tradizionale si collocano l’Allegro di molto iniziale costruito secondo il consueto schema di forma-sonata e il Minuetto, che presenta un trio centrale per archi suonato dalle sole prime parti.
 
 
Pablo de SARASATE (Pamplona, 1844 – Biarritz, 1908)
Carmen Fantasy op.25 (trascrizione per flauto e archi)
 
Pablo de Sarasate fu uno dei più celebri violinisti della seconda metà dell’Ottocento e, come tanti virtuosi dell’epoca, fu autore di molte composizioni per il proprio strumento. La maggior parte della sua produzione fu concepita per violino e pianoforte e rientra nel genere delle parafrasi e variazioni su temi spagnoli o sulle melodie delle opere più famose. Alcune di queste ebbero un successo tale da spingere l’autore a curarne una versione orchestrale, trattamento riservato anche alla Carmen Fantasy, composta nel 1883, che tratta alcuni dei temi più celebri dell’opera di Georges Bizet.
La grande infatuazione per il teatro musicale, spettacolo molto popolare in Europa nell’Ottocento (e che in paesi come l’Italia monopolizzò le attenzioni e le energie della maggior parte dei compositori), ebbe le sue conseguenze anche nel campo della produzione strumentale, il cui repertorio si arricchì di un grandissimo numero di brani virtuosistici destinati alle esibizioni nei salotti o nelle cosiddette “accademie” (concerti pubblici a pagamento organizzate da uno strumentista o un cantante che assumeva la parte più rilevante in un programma molto variegato).
L’Entracte tra terzo e quarto atto, l’Habanera, il Tra la la, la Seguidilla e la Chanson Bohème si susseguono nella Carmen Fantasy, qui proposta in una felicissima trascrizione per flauto e archi, dove l’esposizione delle linee melodiche di Bizet si alternano alle brillanti volute virtuosistiche che impegnano il solista.
 
 
Wolfgang Amadeus MOZART
Sinfonia n.33 in si bemolle maggiore K.319
Allegro assai – Andante moderato – Minuetto – Finale (Allegro assai)
 
La Sinfonia n.33 K.319, se da un lato può essere considerata l’apice della prima produzione sinfonica mozartiana, dall’altro rappresenta l’affermazione compiuta della sinfonia moderna e annuncia la piena maturità dell’ultimo decennio viennese del compositore. Finita di comporre il 7 luglio 1779 a Salisburgo, questa sinfonia fu concepita inizialmente in tre movimenti (secondo l’uso italiano): tre anni dopo, trasferitosi a Vienna, Mozart vi aggiunse il Minuetto. L’atmosfera pacata e serena che la caratterizza probabilmente ispirò Beethoven nella composizione dell’Ottava Sinfonia, in cui sono contenuti echi dei tempi estremi della K.319: l’Allegro assai iniziale, che presenta alcuni spunti tematici poi sviluppati nella Sinfonia Jupiter, e il Finale, in cui Mozart dosa con fantasia l’elemento buffo con quello pastorale e di marcia.
 
Gianluca Sulli