Guida all'ascolto 16-17 novembre 2019

Felix MENDELSSOHN-BARTHOLDY
Concerto in mi minore op.64 per violino e orchestra
Allegro molto appassionato - Andante - Allegretto non troppo, Allegro molto vivace
 
La figura di Mendelssohn appare come una delle più brillanti e dinamiche del panorama musicale europeo della prima metà dell’800. Uomo di grande cultura, egli fu una personalità cosmopolita e moderna: fecondo e ispirato compositore, acclamato direttore d’orchestra e pianista, è ricordato anche per la sua instancabile attività di organizzatore (fondò il Conservatorio di Lipsia facendolo diventare un punto di riferimento per la cultura musicale in Europa).
La cifra stilistica che gli ha valso l’appellativo di “romantico tranquillo” è evidente soprattutto nella sua produzione sinfonica, o che comunque coinvolge l’orchestra, in cui si concretizzò il suo ideale compositivo: qui lo slancio romantico è sempre controllato attraverso un grande equilibrio formale e dalla padronanza assoluta del materiale musicale.
A parte un certo numero di lavori giovanili, gran parte delle composizioni di Mendelssohn per strumento solista e orchestra furono destinate ad accrescere il suo repertorio di pianista, con una serie di brani di diverso valore caratterizzati da uno spiccato virtuosismo e da un’elegante scrittura.
Il capolavoro nel genere è senza dubbio il Concerto in mi minore per violino e orchestra op.64, scritto per il violinista Ferdinand David, che fornì a Mendelssohn numerosi e preziosi consigli tecnici durante il periodo della lunga gestazione del lavoro (1838-1844) e che ne fu l’interprete nella prima esecuzione tenutasi il 13 marzo 1845 al Gewandhaus di Lipsia.
L’immensa popolarità di cui gode il Concerto è legata all’abilità dell’autore di creare melodie di indubbio fascino capaci di imporsi immediatamente, come il tema d’esordio dell’Allegro molto appassionato iniziale che il solista espone senza alcun preambolo da parte dell’orchestra.
La mancanza della consueta introduzione orchestrale, il susseguirsi dei movimenti senza soluzione di continuità (scelta praticata più volte in ambito sinfonico da Mendelssohn), benché siano elementi in qualche modo sorprendenti, non obbediscono a nessun intento sperimentalistico. La sua musica, sempre “positiva” e ottimistica anche quando si abbandona al lirismo più tenero e commovente, come nell’intimistico e sentimentale Andante, rimane improntata a un grande controllo della forma, a un gusto spiccato per il “bel suono” dell’orchestra, a un magistrale trattamento dei timbri orchestrali. Anche il virtuosismo funambolico del terzo movimento, l’Allegro molto vivace -introdotto da un Allegretto non troppo di poche battute che funge da transizione tra il tempo lento e il finale - non è mai fine a stesso, ma si piega a un intento espressivo che è facilmente riconoscibile nello stile di Mendelssohn, capace di fornire all’impianto costruttivo quell’equilibrio “miracoloso” che contribuisce a fare di questa opera uno dei brani più eseguiti e amati del repertorio concertistico.
Charles GOUNOD
Sinfonia n.1 in re maggiore
Allegro molto - Allegretto moderato - Scherzo. Non troppo presto - Finale. Adagio, Allegro vivace
A parte alcuni brani celebri, come l’opera lirica Faust e l’Ave Maria costruita sul Preludio n. 1 del Clavicembalo ben temperato di Bach, la maggior parte del catalogo di Gounod rimane abbastanza sconosciuto al grande pubblico, malgrado la presenza di pagine di notevole valore.
Sono diverse le ragioni che hanno fatto sì che molta della sua produzione sia rimasta ai margini della storia della musica. Tra queste sicuramente ha una certa rilevanza la personalità dell’uomo, artista complesso e introverso, con non poche difficoltà nelle relazioni interpersonali. Anche il contesto culturale in cui Gounod si trovò ad operare non fu dei più semplici: il gusto musicale della Francia dell’epoca era radicato su posizioni decisamente conservatrici, poco incline ad accogliere novità e sperimentalismi, particolarmente attento al teatro musicale ma sensibile anche a quello strumentale.
In ambito sinfonico, oltre ad alcuni brani d’occasione e alla Petite Symphonie per strumenti a fiato, la produzione di Gounod si limitò a due sinfonie, entrambe pubblicate nel 1855, la più nota delle quali è la Sinfonia n.1 in re maggiore, lavoro che Bizet elesse a modello per l’unica prova nel genere in cui si cimentò (la Sinfonia in do maggiore). Iniziata probabilmente nel 1843, la Sinfonia in re maggiore nella struttura, nell’organico strumentale e nello stile del linguaggio guarda al modello della sinfonia classica di Mozart, Haydn e Beethoven, sul quale Gounod forgia un lavoro del tutto personale in cui risaltano l’ispirata vena melodica, il solido controllo formale e la maestria nel trattamento dell’orchestra.
L’Allegro molto iniziale, costruito sullo schema classico della forma-sonata, si distingue per la scrittura brillante e leggera; il carattere mozartiano è ben avvertibile soprattutto nel primo tema, mentre il secondo tema, esposto dal flauto, non è di vera contrapposizione al primo come nella tradizione classica, e il movimento prosegue mantenendo il suo carattere gioioso fino alla fine. Nel movimento lento della Sinfonia, Allegretto moderato in re minore in tempo 2/4, è evidente la lezione di Beethoven, in particolare del secondo tempo della Settima Sinfonia (anch’esso Allegretto, in tonalità minore e in 2/4), di cui ne ricorda l’incedere, senza però raggiungere mai quegli accenti drammatici. Nella parte centrale spicca un episodio fugato che sfocia nella successiva ripresa del tema, in una condotta elaborata del discorso musicale che si muove con un disegno di semicrome in contrappunto dei violini.
Il terzo movimento Non troppo presto, anche se indicato da Gounod come Scherzo, è in realtà un Minuetto. Dalle movenze eleganti e dalla scrittura raffinata ha il sapore popolareggiante di molte pagine haydniane.
Il Finale si apre con un Adagio che introduce in un clima disteso e sereno, appena vivacizzato da una figura di note ribattute di trentaduesimi esposta alternativamente tra archi e legni; questa stessa cellula ritmica diventa l’impronta caratteristica dello scintillante Allegro vivace, in cui Gounod dà sfoggio della sua abilità di orchestratore, impegnando le varie sezioni dell’orchestra in un serrato dialogo, a tratti virtuosistico in altri venato di dolce cantabilità, conducendo con grande vitalità ritmica la corsa del movimento fino al luminoso finale.
 
Gianluca Sulli

Gianluca Sulli