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01 Marzo 2017

Giorno della Memoria 2017

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ORCHESTRA SINFONICA ABRUZZESE 
MARCELLO BUFALINI direttore e introduzione all'ascolto
Musiche di Igor Stravinskij e Arnold Schönberg

01 Marzo 2017

Giorno della Memoria 2016

Written by

DIASPORA NOVECENTO
ORCHESTRA SINFONICA ABRUZZESE
MARCO SALCITO chitarra
MARCELLO BUFALINI direttore e introduzione all'ascolto
Musiche di Mario Castelnuovo - Tedesco, Kurt Weill

08 Febbraio 2017

Jonathan Williams

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Nato in Gran Bretagna nel 1957, ha studiato con Sydney Coulston al Royal Northern College of Music di Manchester. Solista dal profilo internazionale, è stato primo corno di importanti ensemble e orchestre sin dall'inizio degli anni '80, come I Solisti Veneti (1981-82), la London Philharmonic Orchestra (1984-85) e la BBC Symphony Orchestra di Londra (1993-1997). Per vent'anni (1982-2012) è stato il primo corno della celebre Chamber Orchestra of Europe, con la quale si è esibito come solista, collaborando con direttori come Claudio Abbado, Paavo Berglund, Ivan Fischer, John Elliot Gardiner, Nicholas Harnoncourt, Heinz Holliger, Gerard Korsten, Roger Norrington, Sandor Vegh, Alexander Schneider, Oskar Schumsky, Yehudi Menhuin, Myung Whung Chung. Con la Chamber Orchestra of Europe ha inciso i quattro Concerti di Mozart sotto la direzione di Alexander Schneider, ed opere di Beethoven e Dvorak per le etichette ASV e COE records. Nel 1985 ha fondato il Gaudier Ensemble, con il quale ha inciso diversi CD per Hyperion (Mozart, Beethoven, Schubert, Weber, J. Strauss, Francaix) ed effettuato registrazioni  e concerti  per  la BBC. Dal 2009 al 2015 è stato membro e direttore artistico del norvegese Minensemble e dal 2010 al 2015 ha collaborato spesso con la Australian Chamber Orchestra. Nel campo della musica da film  ha fondato nel 2001, con il compositore Carlo Crivelli, l'Orchestra Città Aperta con la quale ha realizzato l'incisione di numerose importanti colonne sonore, e dal  2015 collabora con  Abbey Road e Air Studios di Londra

Steso nell’arco di pochi mesi, il Trittico botticelliano di Ottorino Respighi (Bologna 1879- Roma 1936) viene eseguito per la prima volta al Konzerthaus di Vienna nel settembre 1927, sotto la direzione dell’autore stesso, durante uno dei festival organizzati ogni anno in una diversa sede d’Europa dalla mecenate americana Elisabeth Sprague Coolidge, dedicataria dell’opera, alla cui fervida intraprendenza sono legate tante vicende e tanti illustri nomi del primo Novecento artistico e musicale. Emergono nel Trittico gli aspetti peculiari del sinfonismo respighiano: da un lato l’eredità della tradizione tardoromantica assimilata attraverso la preziosa esperienza russa degli inizi del ‘900 quando, chiamato come prima viola al Teatro di Pietrogrado, ebbe l’opportunità di studiare con Rimskij-Korsakov, principale esponente del poema sinfonico; dall’altro la suggestione dell’arcaico, uno dei tratti più caratteristici dei nostri “compositori dell’Ottanta”, da Pizzetti a Casella, che si esprime in Respighi soprattutto attraverso i modi gregoriani. Il Trittico abbandona dunque il tono epico e magniloquente della Trilogia Romana (1916-1928) e della grande orchestra a favore di un tessuto orchestrale più leggero e adatto ad evocare la delicata tavolozza del Botticelli. Il primo movimento, ispirato a La Primavera dell’artista quattrocentesco, si apre con sfavillanti trilli degli archi mentre corni e trombe intonano un bucolico motivo di caccia, immagine sonora della lussureggiante vegetazione. La soavità di antichi motivi, sostenuti da ritmi di danze perdute, suggerisce invece il movimento delle tre Grazie ed il sorriso della Dea. De L’adorazione dei Magi Respighi riesce a restituire il movimento attraverso continui mutamenti ritmici e passaggi dalla modalità alla tonalità, mentre il cromatismo botticelliano viene reso attraverso un sapiente utilizzo del colore orchestrale. Il tema del Natale è evocato tramite due motivi: il primo è Veni, Veni Emmanuel, antifona impiegata durante l’Avvento risalente al IX secolo. Un episodio centrale dal sapore orientaleggiante (sottolineato tramite l’impiego di strumenti evocativi e di una sinuosa melodia dell’oboe), conduce al secondo tema tratto dal popolare canto natalizio Tu scendi dalle stelle, composto nel 1754 dal napoletano Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Nell’ultimo movimento il palpitante tema dei violini suggerisce l’archetipo del mare e lo sciabordio delle onde che Debussy aveva catturato ne La Mer. Una lunga e morbida melodia costruita sulle antiche scale greche, in omaggio al soggetto rappresentato, si gonfia gradualmente per evocare La nascita di Venere.

 

Nell’ambito della vasta produzione mozartiana di Concerti per strumenti solisti e orchestra, al cui apice troviamo senza dubbio i  Concerti per violino ed i Concerti per pianoforte,  si collocano in una posizione di tutto rispetto i quattro Concerti per corno (K 412, 417, 447, 495) e il Quintetto concertante che Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756- Vienna 1791) dedicò al cornista salisburghese Ignaz Leutgeb (1732-1811). Durante una breve esperienza alla corte degli Esterházy, Leutgeb divenne amico del giovane Mozart, che ebbe occasione di incontrare di nuovo nel 1777 a Vienna, dove si era trasferito proprio grazie ad un aiuto finanziario concessogli da Leopold Mozart per “comprare una casetta, piccola come un guscio di chiocciola, con licenza di caseificio” in un sobborgo della città. Leutgeb nutriva una profonda ammirazione per Mozart il quale, tuttavia, pur stimandolo come cornista lo considerava un ignorante e un superficiale. Leutgeb dovette aspettare ben sei anni prima che l’amico di vecchia data gli dedicasse il Concerto per corno n. 2 in mi bemolle maggiore K 417, datato 27 maggio 1783, sul cui frontespizio leggiamo uno dei tipici commenti del compositore: “Wolfang Amadé Mozart ha avuto pietà di quell’asino, bue, folle di un Leutgeb”. Seppure i quattro Concerti per corno, resi celebri anche dalle sardoniche provocazioni annotate nei manoscritti, non raggiungono le dimensioni e la mole dei Concerti per pianoforte e di quelli per violino, essi sono ammirabili tuttavia per l’ampiezza della linea melodica, per il brio virtuosistico e per la loro perfetta congenialità al carattere dello strumento. Nel primo tempo, un Allegro in forma sonata, viene prediletta la cantabilità del corno (Beethoven se ne ispirerà per l’introduzione del Sestetto in mi bemolle maggiore op. 81b per due corni ed archi); l’Andante è una serenata in cui emerge l’umana voce dello strumento, mentre non mancano passaggi di un certo impegno virtuosistico nel Rondò in 6/8 in mi bemolle maggiore, tonalità spesso associata all’immagine della caccia.

 

L’appellativo “Oxford” con il quale è nota la Sinfonia n. 92 in sol maggiore Hob. I/92 di Joseph Haydn (Rohrau 1732- Vienna 1809) non deve trarre in inganno: il riferimento alla cittadina britannica è dovuto al fatto che il compositore, particolarmente orgoglioso di questo lavoro sinfonico, lo scelse in occasione del conferimento del titolo di Doctor of Music honoris causa che il prestigioso ateneo gli attribuì nel luglio del 1791. In realtà la Oxford, ultima delle Sinfonie dedicate á Son Excellence Monseigneur le Comte d'Ogny - uno degli aristocratici sostenitori dell'istituzione parigina del Concert de la Loge Olympique - che gli aveva già commissionato le sei famose Sinfonie nn. 82-87 (conosciute appunto come Parigine), fa parte del ciclo di undici magistrali lavori scritti a due riprese per Parigi tra il 1785 ed il 1789. Il loro successo indusse il Conte a commissionargliene ancora tre, nn. 90-92, pubblicate a Parigi presso Le Duc nel 1790. Haydn diresse la sua Sinfonia pochi mesi dopo il suo arrivo a Londra (il compositore trascorse due felici periodi a Londra nel 1791-92 e nel 1794-95), durante il secondo dei tre concerti organizzati presso lo Sheldonian Theatre. La recensione dell’Oxford Journal del giorno successivo sosteneva che “non si fosse mai udita una composizione più meravigliosa”. Come la maggior parte delle Sinfonie della maturità di Haydn, la Oxford comincia con un’ introduzione lenta dal tono sofferto, Adagio, che anticipa alcuni motivi costitutivi del primo tempo, l’Allegro spiritoso, inframmezzato da escursioni verso tonalità lontane. Il tema dell’Adagio, in forma tripartita, cantabile e contemplativo, è contrapposto ad un episodio centrale in minore dal carattere agitato e marziale, reso perentorio da trombe e timpani. Il Minuetto è caratterizzato da irregolarità ritmiche che alludono alla danza mentre il Trio, dal sapore venatorio, gioca su contrapposizioni di accenti tra famiglie di strumenti. L’ampio Presto conclusivo, di nuovo in forma sonata, è costruito su un movimento polifonico molto articolato.

Silvia Umile

Nel repertorio della prima parte del concerto di questa sera sono presenti alcuni riferimenti al mondo musicale ebraico che in qualche modo riecheggiano le tematiche affrontate nel Giorno della memoria appena trascorso e celebrato nell’ultimo concerto della nostra Orchestra. Apre il programma l’Ouverture su temi ebraici per clarinetto, pianoforte e quartetto d’archi op. 34 di Sergej Prokofiev (1891-1953), dall’originale organico strumentale. L’opera gli fu commissionata dallo Zimro Ensemble, un sestetto di ebrei russi (ex compagni di studi del compositore al Conservatorio di Pietrogrado), appena giunti in America (come Prokofiev stesso, d’altro canto), per un tour mondiale promosso dall’Organizzazione sionista russa allo scopo di raccogliere i fondi per la creazione di un Conservatorio di Musica a Gerusalemme. Sul finire del 1919 il compositore, utilizzando solo due dei numerosi temi ebraici affidatigli dai musicisti, in poco più di due giorni compose un breve lavoro in do minore cercando di conservare il più possibile l’originale carattere popolare. L’Ouverture fu eseguita per la prima volta a New York, con grande successo, il 26 gennaio del 1920 presso il Bohemian Club, con Prokofiev stesso al pianoforte in qualità di ospite d’onore. La struttura segue la forma dell’ouverture in modo abbastanza convenzionale. I due temi, dal sapore allo stesso tempo tragico e ironico come gran parte della musica popolare ebraica, che molti compositori trovavano interessante, passano da uno strumento all’altro in un gioco di imitazione. Il primo motivo, più ritmico, è introdotto dal clarinetto e alternando registri e dinamiche evoca la musica klezmer, mentre il secondo tema, presentato dal violoncello e poi ripreso dal primo violino, è più cantabile e nostalgico.

Charles Koechlin (1867-1950), musicista di origini ebraico-alsaziane, fu a lungo conosciuto - a torto - più come pedagogo e trattatista che come compositore. Appartenente a quella grande scuola francese che affonda le sue radici in compositori come César Franck, Erik Satie (che lo invitò - senza successo - a far parte de Les Six), Ravel e Fauré (di cui fu allievo a Parigi), Koechlin guardava con intelligenza ed entusiasmo alle nuove arti e alla commistione tra “livelli stilistici”. Uomo dai mille interessi, la sua produzione fu molto vasta e poliedrica: dalla chanson française al contrappunto barocco, dalla musica dedicata al cinema hollywoodiano (scrisse interi cicli per attrici come Greta Garbo, Jean Harlow e Lilian Harvey) alla sperimentazione timbrica per mezzo dell’impiego di strumenti inusuali (come il sassofono e le onde Martenot). I Quatre petites pièces op. 32 per violino (alternato con la viola), corno (il suo strumento) e pianoforte del 1894 rappresentano una piccola gemma nel repertorio cameristico di questa insolita formazione che, ad esclusione del celebre Trio in mi bemolle maggiore op.40 che Brahms scrisse nel 1865 in memoria della madre (utilizzando lo strumento suonato da suo padre, che era cornista), e di qualche altro sporadico esempio dovuto per lo più a rapporti di amicizia tra compositori e strumentisti, è quasi nulla. Si tratta di una Suite di eleganti miniature, dalla scrittura leggera ma sapiente. La prima è una dolce cantilena basata su temi di ispirazione ebraica; la seconda è una breve lirica in cui la melodia è affidata al timbro pastoso del corno; nella terza si riconoscono reminiscenze del primo Debussy, l’ultima chiude la Suite in modo molto vivace, mantenendo la qualità delicatamente espressiva che la caratterizza.

Allievo di Koechlin, Francis Poulenc (1899-1963) lascia trasparire, dal primo lavoro pubblicato, la Rapsodie nègre (1917) fino all’ultimo, la Sonata per oboe e pianoforte, composta poco prima della morte (1962) in memoria di Prokofiev, la sua predilezione per la famiglia dei fiati, in linea con un gusto tipicamente francese. Scritto a Cannes nel 1926 e proposto per la prima volta a Parigi nel maggio dello stesso anno, il Trio per oboe, fagotto e pianoforte, dedicato a Manuel de Falla, rappresenta un punto di svolta nella produzione cameristica dell’autore. Poulenc vi lavorò fin dal periodo di studi con Koechlin, successivo all’esperienza anticonformista con il Gruppo dei Sei. L’apertura verso i linguaggi delle nuove arti - cinema e teatro musicale (cabaret, rivista) - combinata con uno studio ferreo del contrappunto, crea uno stile personalissimo e nuovo, caratterizzato da senso delle proporzioni, melange di lirismo e ironia, gusto per la linea musicale pura e flessibile, coerenza della costruzione ed equilibrio timbrico. Nella breve Introduzione, che conduce al Presto del primo movimento, dopo un incipit cadenzale del pianoforte, ogni strumento presenta la sua “voce” con un recitativo. Segue l’Andante, in cui possiamo riconoscere alcuni caratteristici motivi melodici che il compositore riprenderà in lavori successivi. I tre strumenti dialogano tra loro su un piano di assoluta parità lasciando che i motivi melodici fluiscano da uno all’altro con naturalezza. Il Rondò finale chiude il Trio su un ritmo molto vivo, in cui si sente l’influenza dello Stravinskij neoclassico, rielaboratore di temi e movenze della musica settecentesca italiana.

Nell’estate del 1818 Franz Schubert (1797-1828) soggiornò a Steyr, cittadina di minatori dell’Alta Austria il cui fulcro culturale era rappresentato dal cenacolo del vicedirettore della miniera, Sylvester Paumgarten, violoncellista per diletto. Paumgarten nutriva una particolare ammirazione per il Lied di Schubert Die Forelle (La Trota), tanto da invitarlo a comporre un quintetto che ne utilizzasse la melodia. Nel 1819 Schubert scrisse  dunque il Quintetto “Die Forelle” D 667 in la maggiore, uno dei suoi lavori cameristici più celebri e amati. L’originalità dell’organico di questo capolavoro, unico quintetto dell’intera produzione schubertiana, è dovuta alla richiesta del ricco mecenate di prendere a modello la riduzione per cinque strumenti del Settimino op.74 (1816) di Johann Nepomuk Hummel (1778-1837), che utilizzando il contrabbasso per la parte del basso, dava al violoncello un ruolo “cantante” di maggiore evidenza. L’Allegro vivace, in forma sonata, si apre con un luminoso arpeggio del pianoforte, seguito da un motivo cantabile degli archi, quasi naïf nella sua semplicità, che poi si evolve in motivo brillante, sostenuto da una costante vitalità ritmica. Una serena cantabilità anima l’Andante in fa maggiore, che viene però increspato da un canto malinconico affidato alle calde voci di viola e violoncello. Il ritmo incisivo dello Scherzo contrasta con il danzante tema del Trio centrale. Nel quarto movimento, aggiunto in un contesto tradizionalmente quadripartito senza tuttavia incidere sulla forma complessiva, Schubert colloca il tema del Lied, esposto dai soli archi in una scrittura quasi corale, seguito da cinque variazioni ed una coda in cui il tema si ripresenta nella sua forma originaria. Nell’Allegro giusto finale, che Schubert indica all’ongarese in analogia con alcuni finali di Haydn, ed ispirato al folklore magiaro (che il compositore conobbe nell’estate precedente al servizio del principe Esterhàzy), ricompaiono elementi del primo movimento che conferiscono grande unitarietà all’opera.

Silvia Umile

01 Febbraio 2017

Andrea Coen

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Ha conseguito il diploma di clavicembalo presso il Royal College of Music di Londra e la Laurea in Lettere con indirizzo musicologico presso l'Università "La Sapienza" di Roma.

Interessatosi fra i primi in Italia alla prassi esecutiva degli antichi strumenti a tastiera, svolge intensa attività concertistica in tutto il mondo come clavicembalista, organista e fortepianista per le più prestigiose istituzioni musicali.

Ha inciso per EMI, Denon, Deutsche Harmonia Mundi, Musicaimmagine Records, Dynamic, Bongiovanni, Stradivarius e Naïves, oltre che per le più prestigiose emittenti radiotelevisive italiane e estere. Ha collaborato con solisti, direttori ed ensembles cameristici di fama quali fra gli altri Aris Christofellis, Christopher Hogwood, Monica Huggett, Ann Hallenberg, Sara Mingardo, Anton Steck, Antonio Pappano, la Cappella Musicale di San Giacomo, l’Ensemble Seicentonovecento, L'Arte dell'Arco, Odhecaton, Modo Antiquo, il Collegium pro Musica, i Solisti Italiani, oltre che con le attrici Ottavia Piccolo e Monica Guerritore.

Ha pubblicato l'edizione critica dell'integrale delle Sonate per strumento da tasto e dei Sestetti di D. Cimarosa, l’"Intavolatura di Ancona" (1644), gli Intermezzi "Don Chisciotte" di G. B. Martini, rappresentato nella stagione 1992-93 dei "Concerti Italcable" al Teatro Sistina di Roma; sta portando a termine la pubblicazione delle opere organistiche, pianistiche e vocali in seno alla edizione degli Opera Omnia di Muzio Clementi (per la quale è membro del Comitato Scientifico) per i tipi della Ut Orpheus di Bologna. Fa parte dell’Advisory Board del semestrale Ad Parnassum (Journal of Eighteenth- and Nineteenth-Century Instrumental Music). È in corso di pubblicazione, a sua cura, la prima edizione diplomatico-interpretativa moderna dell’Estro poetico-armonico di Benedetto Marcello, in collaborazione con M. A. Cancellaro, sempre per l’Editore Ut Orpheus. È membro del Comitato Scientifico della Fondazione “Le Colonne del Decumano” e Consulente artistico dell’Istituto Musicaimmagine di Roma. Dall’anno 2001 è membro della Societé de l’Orchestre de Sion. Dal 1986 al 2000 ha collaborato ai programmi musicali di Radio Rai, e nel 2011 ha prestato consulenza per RAI - Nuovi Media; ha realizzato il ciclo completo del programma televisivo Anteprima Note & Teatri per Stream TV in veste di curatore e conduttore e collaborato con la Radio Vaticana. Nel 1993 ha ottenuto la "Chiave d'oro" del Teatro dell'Opera di Roma per meriti artistici. È titolare della cattedra di clavicembalo  e tastiere storiche presso il Conservatorio A. Casella de L’Aquila e docente emerito di fortepiano del Conservatorio di S. Cecilia di Roma, oltre che organista della Basilica di San Giacomo in Augusta in Roma.

Nel 2001 è stato invitato quale membro della giuria internazionale del Premio Bonporti di Rovereto presieduta da Gustav Leonhardt. Nel corso del 2002 ha eseguito inediti organistici e pianistici di M. Clementi a Friburgo, Zurigo, Sion, Leeds, Saragozza, Los Angeles, Parma e Roma. Nel mese di marzo del 2007 è stato invitato da Leon Plantinga e Malcolm Bilson a tenere concerti e conferenze presso la Yale University la Cornell University. Nel 2008 ha presentato al Fitzwilliam College (Cambridge University) il suo recital: Italian keyboards thorough History. Nel 2009 gli è stato assegnato il Premio Cimarosa Città di Aversa, e nel 2010 è entrato nel catalogo dell’etichetta Brilliant Classics con 3 CD dedicati alla prima integrale delle Sonate di L. Giustini da Pistoia eseguite sullo strumento di Cristofori e in quello della CPO con brani organistici di A. Scarlatti. Nella sua discografia recente per Brilliant numerosi altri CD dedicati alle Sonate di D. Scarlatti per viola d’amore e cembalo, all’integrale delle 36 Fantasie per cembalo di Telemann e alla prima integrale delle variazioni per fortepiano di C. P. E. Bach.

Tra i suoi ultimi impegni, oltre ad un apprezzato recital presso Tokyo Opera City, una lezione-concerto sul passaggio dal clavicembalo al pianoforte al Ravenna Festival, la giuria del Concorso internazionale di fortepiano “Gotifredo Ferrari” di Rovereto (I e II Edizione), una settimana trascorsa come visiting artist presso la Butler School of Music della University of Texas di Austin, oltre a una tournée vivaldiana in Messico con Modo Antiquo (Federico M. Sardelli), e la partecipazione con un concerto solistico e una masterclass a The International Conservatory Week Festival presso il Conservatorio di Stato Rimsky-Korsakov di San Pietroburgo.

Ha recentemente tenuto un acclamato recital solistico “cristoforiano” al Festival di Innsbruck, dove tornerà nel prossimo mese di agosto con il melologo Ariadne auf Naxos di J. A. Benda.

Dal 2013, su nomina diretta di S. E. il Cardinale Gianfranco Ravasi, Andrea Coen è membro del Gruppo di lavoro per la Musica Sacra del Pontificio Consiglio della Cultura. 

30 Gennaio 2017

Julia Hagen

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Nata nel 1995 a Salisburgo, ha iniziato lo studio del violoncello a 5 anni con Detlef Mielke al Musikum di Salisburgo. Fra il2007 ed il 2011 ha studiato al Mozarteum con Enrico Bronzi, e poi all’Università di  Vienna con Reinhard Latzko.

2013 – 2015  periodo di studio con Heinrich Schiff, dall’autunno 2015  studia all’Università delle Arti di Berlino con  J.P. Maintz.

Nell’anno di studi 2014/15 è stata uno dei 6 studenti ammessi alla “Classe d’excellence de violoncelle” tenuta da Gautier Capuçon e sponsorizzata dalla Fondazione Louis Vuitton.   Esperienza che ha ripetuto nell’anno di studi 2015/16. Ha ricevuto più volte il Premio “Prima la Musica” (solo e musica da camera); nel 2010 ha vinto il Primo Premio al Concorso Internazionale di Liezen. Nel 2014 il Concorso Internazionale J.Brahms le ha assegnato il premio speciale ESTA. L’ultimo riconoscimento ottenuto,  “Musica Juventutis”,  le è valso l’invito per un concerto alla Konzerthaus di Vienna. Nell’estate 2015 ha preso parte all'Accademia Internazionale Ozawa in Svizzera.

Ha suonato in Trio e in Duo in Italia e Austria;  è stata invitata dalla Kronberg Academy  e dai  Wiener Philahrmoniker a  prendere  parte a diversi progetti musicali.

Come solista ha suonato  con l’Orchestra  Wiener Jeunsse a Linz e Aosta. E’ stata inoltre ospite del Beethovenfest di Bonn, del Festival Allegro Vivo, della Diabelli Sommer e del Festival Piatti, del Festival Amfiteatrof a Levanto e  ai Musiktage di Mondsee.

Ha seguito le master classes  di Umberto Clerici, Giovanni Gnocchi,  Claudio Bohorquez.

Suona un violoncello di Francesco Ruggieri,  messole a disposizione da un privato.

Ha di recente vinto i  prestigioso Concorso Internazionale di violoncello Benedetto Mazzacurati la cui giuria vede la presenza di brillanti protagonisti della scena musicale internazionale quali Enrico Dindo, Giovanni Sollima e Thomas Demenga.

 

Dic

 

30 Gennaio 2017

Federico Maria Sardelli

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Direttore, musicologo, compositore, flautista.

Fonda nel 1984 l'orchestra barocca Modo Antiquo con cui svolge attività concertistica in tutta Europa sia in veste di solista che di direttore, presente nei maggiori festivals di musica antica. È ospite delle maggiori sale d’Europa, come il Concertgebouw di Amsterdam o il Théâtre des Champs-Elysées di Parigi. Federico Maria Sardelli è direttore principale ospite dell'Orchestra Filarmonica di Torino. È invitato come direttore in numerose altre orchestre, come il Gewandhaus di Lipsia, la Staatskapelle Halle, la Kammerakademie Potsdam, la Real Filarmonia de Galicia, il Maggio Musicale Fiorentino, l'orchestra della Fondazione arena di Verona, l'Orchestra da Camera di Mantova, l'orchestra dei Pomeriggi Musicali, etc. Federico Maria Sardelli incide per Naïve e Deutsche Grammophon. Ha al suo attivo più di quaranta incisioni discografiche, sempre in veste direttore e di solista. La sua ricostruzione e prima incisione dei Concerti Grossi op. VI di Corelli con strumenti a fiato ha costituito un evento nel panorama della musica antica. Nel Febbraio del 1997 ha ricevuto a New York, per il suo disco Vivaldi, Concerti per molti Stromenti, la nomination ai Grammy Awards, il massimo riconoscimento per l'attività discografica; nel 2000 una seconda nomination è giunta a premiare la sua ricostruzione dei Concerti Grossi di Corelli.

Federico Maria Sardelli è un protagonista della rinascita del teatro musicale vivaldiano dei nostri tempi: sue sono le prime rappresentazioni, incisioni ed edizioni mondiali di numerose opere vivaldiane inedite. Le sue incisioni discografiche sono sostenute dalla Westdeutscher Rundfunk Köln (WDR).

Nel 2005, presso il Concertgebouw di Rotterdam, ha diretto la prima mondiale dell’opera Motezuma di Vivaldi, riscoperta dopo 270 anni. Nel 2006 ha diretto la prima ripresa mondiale dell’opera L’Atenaide di Vivaldi al Teatro della Pergola di Firenze. Nel 2007 è stato direttore principale dell’HändelFestspiele di Halle, dove ha diretto l’opera Ariodante. Nel 2009 ha diretto ed inciso la prima mondiale del Modo alla Rovescia di Salieri, nel 2010 il Giasone di Francesco Cavalli alla Vlaamse Opera e l'Alcina di Handel al Teatro Municipal di Santiago del Cile, nel 2011 il Ritorno di Ulisse in Patria.

Nel 2012 ha inciso in prima mondiale le ultime 8 scoperte vivaldiane (New Discoveries II, Naïve) e diretto in prima mondiale il nuovo Orlando Furioso di Vivaldi da lui riscoperto e ricostruito (Festival di Beaune, disco Naïve).

È membro del comitato scientifico dell'Istituto Italiano Antonio Vivaldi presso la Fondazione G. Cini di Venezia, per il quale ha pubblicato il volume La musica per flauto di Antonio Vivaldi (Olschki, 2002) che è stato tradotto in inglese da Michael Talbot (Ashgate, 2007). Sempre per conto dell’Istituto ha creato e dirige la collana di musiche in facsimile «Vivaldiana», edita da SPES. Numerosissime sono le sue pubblicazioni musicali e musicologiche, edite da Bärenreiter, Ricordi, SPES, Fondazione G. Cini.

Nel luglio 2007 Peter Ryom lo ha incaricato di continuare la sua monumentale opera di catalogazione della musica di Antonio Vivaldi e da quel momento Federico Maria Sardelli è il responsabile del Vivaldi Werkverzeichnis (RV).Il 28 novembre 2009 la Regione Torscana lo ha insignito, «per l'eclettismo artistico e lo spessore culturale evidenti», della sua più alta onorificenza, il Gonfalone d'Argento.Nel 2012 è apparso il suo Catalogo delle concordanze musicali vivaldiane (Fondaz. G. Cini/Olschki).

Federico Maria Sardelli è anche pittore, incisore ed autore satirico; ma questa è un’altra storia.

16 Gennaio 2017

Luca Guglielmi

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(*Torino, 1977) 

Artista molto apprezzato per le sue interpretazioni "storicamente informate" della musica di tutti i periodi, per il vasto repertorio e per il suo grande interesse verso lo studio e l'applicazione pratica della fenomenologia della musica. La sua grande passione è la ricerca dello stile proprio di ciascuna epoca storica nell'ambito del tradizionale repertorio orchestrale, creando programmi molto peculiari e dinamici. 
Luca Guglielmi ha un vasto repertorio che va da Gesualdo a Stravinsky e ha diretto orchestre e ensemble tra cui: Royal Stockholm Philharmonic Orchestra/Orfeus Barockensemble, Orchestra Regionale Toscana, Orchestra di Padova e del Veneto, Orchestra Sinfonica Abruzzese, Orchestra Milano Classica, Arsys Bourgogne, Coro di Torino della RAI, Cappella Musicale di Santa Maria dei Servi di Bologna. 
In ambito operistico è stato assistente di direttori quali Antoni Ros-Marbà, Victor Pablo-Perez, Gottfried von der Goltz, Giovanni Antonini, Jordi Savall per opere da Monteverdi a Mozart, lavorando in celebri teatri d'opera come il Gran Teatre del Liceu di Barcelona, il Teatro Real di Madrid, il Teatro Regio di Torino, il Festival Styriarte di Graz. 


Compositore di notevole talento, si è diplomato con Alessandro Ruo Rui (vecchio ordinamento) presso il Conservatorio della sua città. Ha al suo attivo diversi lavori per coro misto a cappella, organico che predilige; le sue composizioni sono state eseguite in Italia e all’estero dal Torino Vocalensemble (dir. Carlo Pavese), dal Coro Filarmonico “Ruggero Maghini” e dal St Jacobs Chamber Choir (dir. Gary Graden).  Si è recentemente messo in luce sostituendo all'ultimo momento Reinhard Goebel, con l' Orchestra di Padova e del Veneto e il soprano Roberta Mameli, in un concerto presso la Basilica del Santo a Padova. 


Parallelamente, Luca Guglielmi è attivo internazionalmente dal 1993 come solista di tastiere storiche (clavicembalo, organo, clavicordo e fortepiano), direttore di coro e direttore di ensemble con strumenti antichi. “Menzione d’Onore” al XII Concorso Internazionale d’Organo di Bruges (1997), ha studiato clavicembalo con Ton Koopman e Patrizia Marisaldi, organo con Vittorio Bonotto, contrappunto antico e composizione storica con Sergio Pasteris. Da quasi vent'anni Luca Guglielmi è l'assistente e il basso continuo di Jordi Savall nei suoi ensemble Hesperion XXI, Le Concert des Nations, La Capella Reial de Catalunya dando concerti in tutto il mondo nelle formazioni più diverse, dal duo al grande organico vocale e strumentale. Ha collaborato con artisti quali Cecilia Bartoli, Sara Mingardo, Barbara Bonney, Philippe Jarrousky, Giuliano Carmignola, Paolo Pandolfo, Ottavio Dantone, Gabriele Cassone, Paul O'Dette, Katia and Marielle Labéque ed ensemble come Il Giardino Armonico, Ensemble Zefiro, Ensemble La Fenice, The Rare Fruits Council, Freiburger Barockorchester, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI (diretto da Jeffrey Tate, Roberto Abbado, Rafael Frühbeck de Burgos). 


Luca Guglielmi ha un'ampia discografia di più di 50 CDs, tra cui 18 titoli solistici in un repertorio da Frescobaldi a Mozart, per etichette quali Accent, cpo, Vivat, Hänssler Classics, Stradivarius ed Elegia. Le sue incisioni delle Variazioni Goldberg di J.S.Bach e delle Sonate da gravecembalo di Pasquini sono state premiate con il "Diapason d'or"; la sua ultima registrazione organistica Bach in Montecassino, per l'etichetta inglese Vivat, gli è valso un "Editor's Choice" della rivista Gramophone. 


Didatta appassionato ed entusiasta, Luca Guglielmi ha tenuto diversi corsi estivi e masterclass di musica antica in Italia (Pamparato e Urbino), Francia (Barbaste) e Spagna (San Feliu de Guixols, Catalunya), basando il suo insegnamento esclusivamente sui trattati antichi e le fonti storiche. Dal 2013 è professore di clavicembalo, fortepiano e musica da camera presso la Escola Superior de Musica de Catalunya (ESMuC) di Barcelona. 


www.lucaguglielmi.com 

27 Dicembre 2016

Sergio Bini, Bustric

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Sergio Bini, in arte Bustric, autore, regista, attore. Laureato alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Bologna.  Frequenta a Parigi la scuola di circo di Annie Fratellini e Pierre Etaix e  quella di pantomima di Etienne Decroux ed a Roma la scuola di Roy Bosier. Poi un periodo di studi con Jon Strasberg dell’ "Actor studio". Crea la compagnia teatrale "La compagnia Bustric" con la quale scrive e interpreta spettacoli che mette in scena usando varie tecniche: dal gioco di prestigio, alla pantomima, al canto e alla recitazione, in un ritmo narrativo che riempie le sue storie di sorprese, di  cose buffe e inattese. E' un teatro “colorato e comico, a volte poetico, certamente unico”.

Con i suoi spettacoli è stato in gran parte d'Europa, dalla Spagna alla Norvegia, in Somalia, Cile, Uruguay, Brasile, Argentina, America del Nord, recitando in italiano, inglese e francese.

Lavora nel cinema, dove ha preso parte tanto a film da Oscar come " La vita e Bella " di Roberto Benigni, quanto a film nascosti come "Quartiere" di Silvano Agosti. Alla televisione recita in vari sceneggiati, ed e' stato varie volte ospite di trasmissioni e talk show. Tra i suoi spettacoli "La meravigliosa arte dell'inganno" , "Atterraggio di fortuna", "Napoleone Magico Imperatore", “Nuvolo”, e molti spettacoli musicali, dal suo originalissimo "Pierino e il lupo" di Prokofiev, a “Varieté” di Kagel, “Brittocchio”, “La meravigliosa storia del circo in musica”, collaborando con direttori come Marcello Bufalini e Sandro.Gorli, ospite della Orchestra Regionale Toscana, della Orchestra Verdi di Milano, dell’Accademia di S. Cecilia. Firma la regia di un "Don Giovanni" di Mozart (Colombia) ed è Ambrogio nel Barbiere di Siviglia  all'Arena di Verona. E’ autore della commedia "Ghiaccio in Paradiso".