Pagine semplici

Prima esecuzione assoluta

 

“Nella ricerca continua di un proprio linguaggio, di un suono, di un timbro, la vita che viviamo è sempre la più grande fonte di ispirazione, ci sono attimi e momenti importanti che segnano, e fan cambiare il modo di percepire e vedere le cose.

Ho avuto la fortuna di imparare che la Composizione è come un gioco, fatto di piccole regole e pretesti, e proprio dalla trasposizione in Musica di questi momenti di vita, come un gioco col quale divertirsi, nasce Our Life Moving, materiale sonoro in movimento continuo, materiale che deve la sua genesi a vecchi appunti (di 4 anni fa) ritrovati per caso dopo un faticoso trasloco.

Il motore di questo materiale sonoro in movimento continuo, le sue caratterizzazioni timbriche/orchestrali e melodiche, le dinamiche e il modo in cui esso nasce e si evolve, sono sì le esperienze di vita di questi ultimi 4 anni, ma soprattutto le mie due compagne di vita, le quali hanno scandito il tempo con andamenti da rilassanti a frenetici e colorato in infiniti modi le mie giornate senza mai fermarsi”.

 

EDUARDO ROMANO

Nasce a Napoli nel 1981. Muove i primi passi nella musica leggera-pop da autodidatta.

Inizialmente studia pianoforte e composizione privatamente, poi nel 2008 si iscrive al corso di Composizione presso il Conservatorio Statale di Musica “L. D’Annunzio” di Pescara con il M° Fabio Cellini con il quale comincia il lungo e gratificante percorso di studi del vecchio ordinamento che lo porta a conseguire il diploma nel 2017.

Negli stessi anni frequenta corsi, master ed compie esperienze di vario genere che spaziano dalla musica applicata (col M° Antonio Genovino), all’ambito teatrale (collabora con la compagnia “Cortile Gomez”), al jazz (nel 2016 partecipa al concorso ISMEZ col M° Mike Applebaum presentando il brano Before awakening), per arrivare alla musica contemporanea nel 2018 partecipando alla prima edizione di MusAnima – crocevia della musica e cultura contemporanea – con il brano Cause , eseguito dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta dal M° Marco Moresco.

Attualmente frequenta il biennio superiore di Composizione presso il Conservatorio di Pescara, con il M° Fabio Cellini.

26 Aprile 2019

DAGHE

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Prima esecuzione assoluta

Daga: [ dà – ga ] Arma bianca manesca del tipo spada caratterizzata da una lama corta e dritta, a tagli paralleli o triangolari. Costituitasi in epoca protostorica quale modello di passaggio dal pugnale alla spada vera e propria, tornò di largo uso nel corso del Medioevo sia in ambito militare che nella pratica duellistica.

“Uno strano gioco di parole dà il titolo a questo brano che, dalla prima all'ultima nota, racconta una storia. La Musica narra con gli stessi suoni storie assai diverse tra loro, a seconda di chi sia all'ascolto; ed ecco che lì per me interviene il compositore, un vero e proprio tramite  spinto sempre oltre il confine dall’arduo compito di sapersi ascoltare... per un po' si troverà lì da solo, nella speranza di essere riuscito a raccontare la propria musica ai più e solo quando il suo messaggio arriverà al più convinto degli scettici potrà ritenersi soddisfatto.

Il primo inciso tematico viene proposto attraverso diverse forme melodiche e ritmiche: cantabile e malinconico all'inizio, eroico e agitato nelle parti centrali, accennato a singhiozzi nella ripresa per poi esplodere nel fugato finale; il tutto cinge l'unico vero momento lirico e di respiro, nella parte centrale, come se si aprisse uno spiraglio di luce tra la burrasca appena passata e la nuova imminente tempesta. L'alternanza continua tra archi e fiati è volta all'utilizzo massimo della capacità timbrica orchestrale, lasciando ampio spazio anche alle innumerevoli parti solistiche dei timpani. Non so se la storia che vi racconterà il mio brano sarà la stessa che ho sentito io mentre lo scrivevo o quella che sentirà l'orchestra mentre suona, ma spero davvero riesca a portarvi in un viaggio ricco di emozioni....sarebbe un buon primo passo!”.

  

PAOLO CAPANNA

Nato a Teramo nel 1995, è attualmente iscritto al 10° anno di Viola presso il Conservatorio Statale di Musica "G. Braga" di Teramo sotto la guida del

M° Alessandro Santucci. Come violista ha già preso parte ad importanti manifestazioni/stagioni concertistiche in varie formazioni cameristiche e con orchestre giovanili e non (Orchestra Papillon, European Play-Day Malta Orchestra, Orchestra dell'Estate Musicale Frentana, Orchestra Erasmus Italia, Orchestra Sinfonica Abruzzese) diretto da maestri quali Luigi Piovano, Donato Renzetti, Simone Genuini ed Elio Orciuolo. Ha partecipato a varie masterclass con artisti di fama internazionale quali: Alessandro Santucci, Gabriele Croci, Massimo Paris, Wolfgang Schroeder, Alessandro Cappella, Christa Bützberger, Luigi Piovano, Fabrizio Meloni.

Coltiva da anni la passione per la composizione e debutta come autore nell'ambito del festival di musica contemporanea MusAnima nel 2018. Nutre un vivo interesse per i più disparati generi musicali che lo ha portato allo studio anche del basso elettrico e a cimentarsi in diversi ambiti musicali attraverso registrazioni inedite e da turnista in studio (Francesco Sbraccia, Le Ceneri, Keys, Shijo X).

26 Aprile 2019

ONDE SENZA TEMPO

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Prima esecuzione assoluta

Onde senza Tempo vuole essere la rappresentazione del contrasto che fa parte del mare e della vita.

Quegli attimi impercettibili nei quali il mare è apparentemente calmo ai nostri occhi e dei momenti in cui esso è fortemente agitato. Ciò spiega perché nel brano vi sia l’alternanza di momenti in cui l’orchestrazione è meno densa, con la presenza di corali strumentali, e momenti nei quali essa è più ricca, spesso associata alla presenza di pattern ritmici molto evidenti e dove il tutto è più mosso.

Onde senza Tempo è anche l’imprevedibilità dell’infrangersi delle onde contro le scogliere, quegli attimi nei quali il mare e la terra diventano un tutt’uno.

 

 

MARCO MATARESE

Compositore, fisarmonicista e pianista. Si avvicina allo studio del pianoforte e della fisarmonica sotto la guida del M° Cristiano Lui. Consegue l’accesso al corso di composizione del Conservatorio Statale di Musica “O. Respighi” di Latina, inizialmente sotto la guida del M° Paolo Perna, in seguito con il M° Alberto Meoli, con il quale consegue la Laurea triennale in Composizione presso il medesimo Conservatorio. Partecipa a diversi seminari di Composizione e Masterclasses tenutisi in Conservatorio, dove incontra noti compositori (come Paolo Buonvino, Riccardo Panfili, Federico Gardella, Lorenzo Pagliei ecc.).

Si interessa allo studio dell’arpa e delle sue tecniche compositive, studiando nella classe del M° Lucia Bova. Per questo contesto scrive accompagnamenti per brani semplici rivolti alla didattica, riadattandoli per ensemble di arpe.

Collabora con vari gruppi come Duo Metrò e Canùsia in veste di fisarmonicista e pianista; con quest’ultimi partecipa a spettacoli teatrali e a un’apparizione presso Lazio TV.

Durante la rassegna Giovedì in musica che si tiene presso il Conservatorio Statale di Musica “O. Respighi” di Latina, sono state eseguite alcune sue composizioni. Ha scritto diversi brani per fisarmonica solista per il Nuovo C.D.M.I. prima - Rassegna di Musica Nuova per giovani esecutori, diretta dal M° Patrizia Angeloni. Ha composto la colonna sonora per un documentario dedicato all’agro pontino, diretto dal regista Giovanni Di Micco.

Attualmente studia al secondo anno del biennio di Composizione presso il Conservatorio Statale di Musica “O. Respighi” di Latina, prossimo alla laurea magistrale in discipline compositive. 

Prima esecuzione assoluta

L’idea di comporre questo brano nasce dalla necessità di aggiungere al mio percorso di studi una composizione per voce e orchestra su testo originale, scritto su mia richiesta da Eric Balossini. Ovvero lavorare in parallelo musica e parole. In questa versione per sola orchestra ho lasciato che il testo suscitasse in me le immagini e le emozioni di una terra a me cara.

Questa è la mia terra / alle porte del vento. / Profuma di grano e aranci / e da qui ha inizio il mio canto. / La mia isola ha una sola voce / quella del vulcano, / il resto è silenzio / a coprire i volti / e le parole. / È un silenzio antico / immerso nel mare / che tutto circonda, /un silenzio di pietre / di rughe scolpite, / di sguardi taciuti, / un silenzio immobile / come il tempo. / Qui tutto eternamente /tace. /Molti hanno lasciato / questo silenzio, / questa terra di confine / dove tutto sembra terminare. / Ma io resto qui, / resto per mio padre, / caduto per mani vigliacche / a Palermo d’estate, / e per gli altri / che negli occhi / avevano una luce diversa, / la luce di un’idea. / Resto / per i miei figli, / per dare loro / altre lune / un altro cielo, / una terra dove camminare / a testa alta e senza paura. / Resto malgrado questo vento / di scirocco che filtra tra le case, / malgrado il poco tempo che abbiamo, / malgrado questo cielo / che non ha più ali, / e scelgo questa invisibile trincea / questa guerra / dove cadono solo i giusti. / Resto per dare vita alla vita. / E non mi arrendo, / non lo farò mai, / chi è caduto non si è arreso. / Questo coraggio / va riconosciuto / e onorato. / Voglio tornare ad abbracciare / Il frutto della mia terra, / tornare ad uno sguardo / sereno e puro / come l’infanzia dovrebbe avere, / ma qui il futuro / non offre riparo, / gli occhi dei bambini splendono / ma brillano di luce malinconica. / È per questi occhi, / per quelli che si schiuderanno ancora, / che chiedo giustizia, / è per quelli che verranno / che voglio verità. / Voglio un cielo diverso / e grato alla bellezza / che tutto avvolge, / voglio una verità / che tarda ad arrivare / come tarda a maturare / il melograno. / Voglio che i miei figli / sappiano tutto dei fiori / e non del dolore, / che conoscano la rosa dei venti / e il valore del pane. / Voglio che tutto torni semplice / e puro come acqua sorgiva / come una carezza sulla fronte, / come l’ultimo bacio di mio padre. / Soltanto questo voglio, / vi sembrerà poco, / ma basta poco / per essere felici.

 

LORENZO PASQUALUCCI

Si laurea in Composizione col massimo dei voti nel 2016 presso il Conservatorio Statale di Musica “A.Casella” dell’Aquila. Attualmente frequenta il Biennio di II Livello in Composizione con il M° Mauro Cardi e il Triennio di I livello in Direzione d’orchestra con il M° Marcello Bufalini.

Tra le sue principali composizioni ci sono Dobru noc per voce, flauto, arpa e viola scritto per la Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”; Idillio per violino e viola per l’Accademia “LuogoArte”; Variazioni Storiche per pianoforte per la IV rassegna “Piazzette in Musica” di Subiaco. Nel 2018 vince il Progetto Sperimentazione Cultura Giovani – Bando Siae S’illumina Copia privata per i giovani, per la cultura- avviato dalla Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”.

26 Aprile 2019

COLOURS OF WATER AND FIRE

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Commissione ISA – Prima esecuzione assoluta

 La prima idea da cui è nato il pezzo è stata quella di esplosioni di suoni che andassero a comporre agglomerati sonori, variamente colorati, sulla base delle potenzialità timbriche ed espressive dei differenti strumenti. Una immagine esterna potrebbe essere quella dei fuochi d’artificio, anche perché il decorso temporale del brano è pensato come una serie di eventi di per sé autonomi, per quanto esistono delle relazioni tra i materiali musicali adottati. L’unità dell’opera è una mera potenzialità, priva di teleologia, nel senso che, ammesso che essa davvero esista, sarà il risultato, a-posteriori, dell’incontro tra l’inconscio dell’autore empirico e le strutture percettive degli ascoltatori. L’atto compositivo si è configurato, dunque, non come lo svolgimento e/o l’adempimento di un piano prestabilito, pre-posto, quanto piuttosto come un dispiegarsi, disvelandosi, di un gioco tra gli elementi venuti di volta in volta in un qualche contatto spaziale e temporale, libero da costrizioni strutturali, formali, stilistiche, e in cui l’aspetto aleatorio gioca un ruolo non marginale.

SIRENE MIGRANTI  per orchestra

2019 – Ed. RAIcom

Commissione ISA – Prima esecuzione assoluta

 

Sirene Migranti (Migrant Syrens) per orchestra è ispirato all’opera omonima dell’artista visivo napoletano Franz Cerami e dedicato alla memoria di Angela Tucker violoncellista dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese.

Sirene Migranti è dedicato alle migliaia di donne che ogni anno attraversano il mare nella speranza di una vita migliore per loro e per le loro famiglie. Il fil rouge del pezzo si snoda attraverso l’evocazione di alcuni canti di ringraziamento delle donne salvate oggi nel Mar Mediterraneo, canti disperati e drammatici talvolta sostenuti dal pianto. Un’elaborazione di memorie musicali che non si configura come una semplice trascrizione o un arrangiamento di quei canti, ma come una trasfigurazione di figure musicali archetipiche delle terre africane

Per molto tempo la Messa op. 86 non ha goduto della giusta considerazione, soprattutto a causa dell’inevitabile paragone con l’altro lavoro beethoveniano nel genere, la grandiosa Missa Solemnis op.123 scritta nel 1823 per l’elezione dell’Arciduca Rodolfo d’Austria, opera che per complessità e dimensioni non è adatta, al contrario dell’op. 86, all’esecuzione in funzione liturgica.

La stesura della Messa in do maggiore op. 86 rispose alla commissione del principe Nikolaus Esterházy (lo stesso committente degli ultimi lavori sacri di Haydn), che abitualmente faceva eseguire una messa nel suo castello di Eisenstadt in occasione dell’onomastico della consorte. Nonostante la destinazione dell’opera, la partitura non reca la dedica al committente, ma al principe Ferdinand von Kinsky che, insieme al principe Lobkovitz e all’Arciduca Rodolfo, fu uno dei mecenati di Beethoven.

Scritta tra la primavera e l’agosto del 1807, la Messa fu eseguita per la prima volta il 13 settembre dello stesso anno nella residenza del principe, il quale però non mostrò di apprezzarla particolarmente soprattutto per alcune novità che la discostavano dagli schemi consueti che caratterizzavano il genere.

Le scelte di Beethoven, in effetti, da una parte si inseriscono nel solco della grande tradizione polifonica corale, come nel Gloria e nel Credo, da un’altra si indirizzano verso percorsi stilistici inusitati. Uno di questi è evidente già nel Kirie, che presenta un carattere intimo, quasi liederistico, del tutto nuovo rispetto alla consueta grandiosa solennità che il genere della messa presentava nel suo brano iniziale: qui la semplicità del materiale musicale e il trattamento cameristico delle voci, si combinano con un‘intensità e un’espressività mai sentite prima, distinguendo questa composizione dalle produzioni di routine dell’epoca. Anche il ruolo dell’orchestra è affatto nuovo, non ponendosi mai come sfondo alle voci ma diventando essa stessa protagonista, senza però mai prevaricare.

Altro elemento di novità è il trattamento delle sezioni fugate, che presentano una veste non convenzionale: concise e sobrie, rappresentano uno dei tanti mezzi espressivi cui Beethoven fa ricorso per produrre effetti diversi, come quello della visione celestiale nel fugato di “Cum sancto spiritu” del Gloria, che si contrappone all’andamento omofono e maestoso di “Quoniam tu solus sanctus”.

Nel corso della composizione Beethoven fa uso di diversi elementi nuovi nella scrittura corale, connessi al proprio stile. Tra i più efficaci in questo senso c’è l’accumulo di sonorità prodotto da entrate successive e ravvicinate delle voci, risultato che il compositore ottiene con grande effetto ancora nel “Quoniam” e verso la fine del “Dona nobis pacem” dell’Agnus dei.

Pur essendo concepiti come brani in sé conclusi, le parti della Messa, tutte orbitanti intorno alla tonalità di do maggiore, rivelano una condotta unitaria della composizione, sottolineata dalla ripresa del Kyrie alla fine dell’Agnus dei che conferisce il senso di “circolarità”.

Il 1807 è lo stesso anno della Pastorale e in tutta la Messa sono presenti parti strumentali di grande bellezza melodica, soprattutto nei legni, mentre il clima della Sinfonia è evocato direttamente dal disegno dei violoncelli all’inizio del Benedictus. In questo senso, quelli che appaiono quasi come richiami della natura (protagonista assoluta della Sesta Sinfonia) sono presenti nel finale dell’Agnus Dei, dove i temi dell’oboe, del clarinetto e del corno sembrano voler dilatare il discorso musicale spostando sempre più in avanti la conclusione, mettendo così in discussione un equilibrio formale che fino a quel punto era garantito da una condotta stringata.

Davanti a queste soluzioni innovative sintetizzate nella partitura, è comprensibile che il committente potesse smarrirsi non riconoscendo le coordinate a cui era abituato l’ascoltatore dell’epoca, non avendo nello stesso tempo gli strumenti per cogliere il nuovo percorso che Beethoven aveva tracciato nel campo della musica sacra.

                                                                                                                                

05 Aprile 2019

Riccardo Bricchi

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Riccardo Bricchi ha iniziato gli studi all' Ist. Mus. Vittadini di Pavia con F. Milanesi e R. Zanfini diplomandosi nel 1979 al Conservatorio "Nicolini " di Piacenza.
Dal 1982 al 1984 ha frequentato il Conservatoire Superieur de Musique di Ginevra ottenendo la Virtuosite' con Medaglia d' Onore.
Ha collaborato con l' Orchestra dei " Pomeriggi Musicali " di Milano , della Rai Scarlatti di Napoli, della Suisse Romande di Geneve , del Teatro Massimo di Palermo, di Nizza e della Orchestra Filarmonica Italiana.
Si e' esibito con importanti Direttori quali G. Gavazzeni, 
G . Pretre, A. Lombard, R. Muti , G. Gelmetti, N. Sanzogno,  D. Oren , E. Kurtz ....e solisti quali V. Askenazy, U. Ughi, S. Accardo, M. Tipo, S. Gazzelloni, M. Andre', M. Campanella, M. Quarta, F. Meloni...
Dal 1985 e' Primo Oboe ( vincitore di Concorso ) dell' Orchestra dell ' Istituzione Sinfonica Abruzzese con la quale ha anche eseguito come Solista i Concerti di J.S. Bach, W. A. Mozart, A. Vivaldi, R. Strauss e P. Arca'.
Con i Solisti Aquilani ha inciso per la Ricordi-BMG Ariola e suonato in diretta radiofonica e televisiva.
Dal 1992 al 1995 ha frequentato i Corsi di specializzazione in Prassi Esecutiva Barocca su strumenti originali e Repertorio Contemporaneo con O. Zoboli e Hans Elhorst.
E' risultato vincitore del Concorso di Stato per le cattedre nei Conservatori di Musica indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione e insegnato nei Conservatori di L' Aquila, Pavia, Frosinone e Pescara.
Ha eseguito in Prima Nazionale fra gli altri " Studio II " di H. Holliger, Concerto per Oboe di R. R. Bennet, " Inner Song "  di E. Carter .
Ha tenuto numerosi recitals sia come solista che in diverse formazioni cameristiche e compiuto tourne'es in Europa e Oriente.
Suona un Oboe Josef , Oboe d'Amore e Corno Inglese Lore'e e un Oboe barocco copia Stanesby.

05 Aprile 2019

Silvia Nesi

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Silvia Nesi si diploma in oboe nel 1985 sotto la guida del maestro Gianfranco Pardelli.

Ha seguito corsi di perfezionamento presso la scuola di Fiesole con Pietro Borgonovo.

Presso l'Arts Accademy di Roma con Bruno Incagnoli.

Presso la scuola di Fiesole e l'Accademia Chigiana di Siena con Hansjörg Shellembergher.

Presso l'Accademia musicale Pescarese con Hans Elhorst.

Per la musica da camera frequenta i corsi del maestro Angelo Persichilli presso l'Accademia musicale di Città di Castello.

Dal 1985 al 1988 ha insegnato oboe all'istituto musicale G. Braga di Teramo (divenuto Conservatorio di musica , istituto di istruzione superiore)

Con la pianista Tiziana Cosentino si è esibilta per molti anni in duo registrato per rai tre e risultando ai primi posti in alcuni concorsi di musica da camera.

Nel 1993 ha fatto parte del progetto nord-sud, rappresentando l'italia tra le nazioni del nord e sud dell'Europa esibendosi in un concerto in diretta radiofonica europea tenutosi a Madrid.

Vincitrice di concorso, dal 1989 è secondo oboe dell' Istituzione sinfonica abruzzese con la quale si è esibita come corno inglese nelle più famose pagine della letteratura sinfonica ed operistica.

 LUDWIG VAN BEETHOVEN

Ouverture op. 43 “Le creature di Prometeo”

Nel catalogo delle opere di Beethoven un posto non secondario occupano le 11 ouvertures scritte per balletti, commedie e per la sua unica opera Fidelio. L’Ouverture op. 43 fu la prima nel genere, composta tra il 1800 e il 1801per il balletto Le creature di Prometeo del grande coreografo Salvatore Viganò (Napoli, 1769 - Milano,1821), andato in scena a Vienna il 28 marzo 1801. Alla sua prima rappresentazione il balletto fu sicuramente apprezzato più per la coreografia che per la musica di Beethoven, di fatto presto dimenticata e di cui è rimasta nel repertorio solo l’Ouverture. La critica dell’epoca, infatti, non fu tenera nei confronti del compositore di Bonn, imputando alla sua musica di essere troppo erudita e poco adatta ad un balletto; non sfuggì a questo appunto neanche l’Ouverture, non per il valore della musica ma per il fatto di essere fuori contesto, ritenuta invece più adatta a introdurre una grande opera. Scritta immediatamente dopo la Sinfonia n.1, con la quale condivide la tonalità di do maggiore, l’Ouverture mostra la grande vigoria ritmica del Beethoven giovanile, la cui musica è animata da un fluire musicale brillante e da un’inesauribile freschezza inventiva. L’Adagio introduttivo, composto di sole 16 battute, si apre con una serie di accordi in fortissimo a piena orchestra che immettono immediatamente nel clima sonoro del brano. Segue un tema cantabile esposto dagli oboi che conduce all’Allegro molto con brio, strutturato secondo lo schema di forma-sonata. Qui il rapido tema iniziale dei violini conferisce il carattere vivace e leggero a quella che è diventata una pagina molto frequentata del catalogo beethoveniano nei programmi da concerto delle orchestre di tutto il mondo.

 

HENRYK WIENIAWSKI

Concerto n.1 in fa diesis minore op. 14 per violino e orchestra

Il virtuosismo trascendentale, espressione delle capacità stupefacenti e “diaboliche” del grande strumentista, oltre a influire sul piano sociologico facendo del momento del concerto un rito spettacolare, fu uno degli aspetti che incise sulla coscienza romantica dell’Ottocento europeo. Se fu con Niccolò Paganini che si impose la figura del virtuoso-compositore, impegnato nel conciliare l’esigenza dell’espressione artistica con l’esibizione di capacità esecutive quasi soprannaturali (che favorì la sperimentazione di tecniche strumentali ed espressive mai viste prima), altri musicisti seguirono quello stesso percorso nel corso dell’Ottocento e fino ai primi decenni del XX secolo. A questa categoria appartiene anche il polacco Hernyk Wieniawski che, con lo spagnolo Pablo de Sarasate (di pochi anni più giovane), fu la figura più significativa tra i violinisti del periodo post-paganiniano.

Nella formazione di Wieniawski ebbe un ruolo importante l’ambiente musicale francese, (portò a termine gli studi ancora giovanissimo nel Conservatorio di Parigi), di cui è evidente l’influenza nelle composizioni, tutte dedicate al proprio strumento (in gran parte brani per violino e pianoforte), in cui spiccano per importanza i lavori per violino e orchestra, sette in tutto, tra i quali due Concerti. Proprio in questi ultimi è possibile cogliere, soprattutto nei movimenti lenti, anche la componente slava del linguaggio del compositore, in cui l’aspetto più interessante e originale è legato all’uso di tutte quelle tecniche esecutive che lo resero celebre al tempo: armonici semplici e doppi, passaggi veloci in doppie corde, staccato rapidissimo e passaggi virtuosistici nelle posizione sovracute. Tali tecniche si ritrovano nel Concerto n.1 in fa diesis minore op. 14, composto nel 1852 con dedica al re Federico Guglielmo IV di Prussia ed eseguito per la prima volta a Lipsia nel 1853. Rispetto al più famoso Concerto n.2 op.22, il Concerto n.1 conosce una frequentazione più rara da parte dei violinisti, forse anche per l’estrema difficoltà della parte solistica. Questa è evidente soprattutto nel primo movimento (Allegro moderato), in cui i due temi conoscono elaborazioni e ornamentazioni che chiamano il solista a evoluzioni funamboliche, culminanti nella cadenza in cui il registro acuto del violino è esplorato in tutte le sue possibilità sonore. Il secondo movimento (Preghiera. Larghetto) si pone come un intermezzo di carattere lirico, di dolce cantabilità, in cui hanno una particolare rilevanza gli interventi degli strumenti a fiato, in un’orchestrazione che non è mai banale né scontata. Chiude un Rondò vivace, che alterna momenti virtuosistici ad altri più cantabili ed espressivi, ma dove comunque il solista è sempre chiamato a un grande impegno dal punto di vista tecnico, in una vera e propria sfida che conduce ad un risultato di grande effetto sul pubblico.

 

 

LUDWIG VAN BEETHOVEN

Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21

Il genere sinfonico rappresenta la massima espressione della creatività beethoveniana. Scritta tra il 1799 e il 1800, la Sinfonia n.1 fu eseguita per la prima volta il 2 aprile del 1800 a Vienna e pubblicata nel 1801 con la dedica al Barone von Swieten. È solo alla soglia dei trent’anni, quindi, che Beethoven decide di cimentarsi con i modelli sinfonici di Haydn e Mozart, da lui stesso eletti come fondamentali punti di riferimento. La Prima Sinfonia si pone dunque in una posizione tutta particolare, rappresentando nello stesso tempo il punto di arrivo della sinfonia classica e l’avvio di una nuova direttrice nel genere. Dal punto di vista strutturale quest’opera ricalca le sinfonie di Haydn e Mozart, con la suddivisione in quattro movimenti e con un tempo lento e un minuetto che separano i tempi estremi di carattere vivace. Beethoven mostra inoltre una particolare predilezione per lo schema della forma-sonata che qui è adottato, oltre che per l’Allegro iniziale, anche per l’Andante cantabile con moto e per l’Allegro molto vivace finale. Il Minuetto conserva di questa danza solo il nome, in quanto la rapidità del tempo e l’aggressività ritmica lo fanno diventare un vero e proprio scherzo. Anche l’organico orchestrale è quello affermatosi con il modello della sinfonia classica, ma è già evidente il nuovo trattamento che il compositore riserva ai vari strumenti dell’orchestra. La strumentazione beethoveniana, infatti, è caratterizzata non tanto dall’introduzione di nuovi strumenti, quanto piuttosto dal loro impiego inedito e significativo. Per Beethoven alcuni strumenti hanno caratteri espressivi ben precisi che egli utilizza secondo le esigenze del momento: così, ad esempio, se l’oboe è da lui considerato brillante e gioioso, qualora il suo suono gaio dovesse risultare fuori luogo nel contesto di un determinato momento della composizione, farà largo al clarinetto. Questa partecipazione di tutti gli strumenti all’evento musicale costituisce l’elemento nuovo dell’orchestrazione beethoveniana; ma ciò doveva produrre un effetto non sempre gradito ai suoi contemporanei. A tal proposito risulta interessante il resoconto di un critico presente alla prima esecuzione della Prima Sinfonia: “Il concerto terminò con una sinfonia di sua composizione che mostrava una grande arte, novità e moltissime idee; ci fu però un uso esagerato dei legni, sì da sembrare più una composizione per banda di fiati che un lavoro per grande orchestra”. Certamente la Sinfonia n.1 procura un effetto diverso nell’ascoltatore moderno.