Pagine semplici

27 Marzo 2019

Angelo Valori

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Compositore, direttore d’orchestra, produttore e insegnante

Le sue composizioni sono registrate su diversi CD, tra i quali Notturno Mediterraneo (Egea Records, con Gil Goldstein e Gabriele Mirabassi), Dove volano gli angeli (Wide Sound, con Bob Mintzer e Fabrizio Bosso), e Il Caffè Dalle Americhe (Wide Sound, con Javier Girotto). La sua musica è stata eseguita eseguite nei più importanti festival europei e trasmessi dalle più importanti Televisioni e Radio europee.

Ha diretto musiche di Rota, Piazzolla, Part in un CD dell’Adriatico Ensemble ed eseguito con John Patitucci, in prima mondiale, le sue “Variazioni” per Basso Elettrico ed Orchestra d’archi.

Ha composto le musiche per lo spettacolo di danza Cleopatra, rappresentato nell’ambito della stagione 2008 del Teatro dell’Opera di Roma.

Dallo scorso anno è Direttore artistico del Pescara Jazz Festival; dal 2001 al 2013 direttore artistico del Festival Spoltore Ensemble; dal 1993 al 2012 direttore artistico dell’ECAMLAB per la quale ha prodotto più di 30 CD nell’ambito dei nuovi linguaggi musicali; Direttore del Teatro Massimo e Teatro Circus di Pescara (2003-2011), è stato Consigliere e Amministratore Delegato dell’Ente Manifestazioni Pescaresi (1999-2008), del quale dal 2017 è Presidente.

Dal 2018 Vice presidente di I-Jazz, associazione dei Festival Jazz Italiani. Nel 2017 è stato coordinatore nazionale di un progetto speciale del MIBACT per studenti dei Conservatori organizzato dal CET di Mogol, per il quale cura i Progetti speciali e le relazioni internazionali.

E’ diplomato in composizione e direzione d’orchestra presso i Conservatori di Pescara e L'Aquila, oltre che presso l’Accademia Musicale Pescarese, dove ha seguito i corsi di Mario Gusella e Donato Renzetti. Ha conseguito il Master in Arranging and Orchestration presso il Berklee Music di Boston.

Titolare di cattedra presso il Conservatorio statale di musica di Pescara, dove dal 2007 al 2017 è stato coordinatore delle Scuole di Popular Music e Jazz, tiene i corsi di Composizione Pop-Rock e Film Scoring. Tiene regolarmente Masterclass, Clinic e Concerti presso prestigiose Istituzioni Europee e Americane: Berklee College di Boston; Columbia College di Chicago, dove è stato invitato più volte come "Guest Artist in Residence"; KunstUniversitat di Graz; PopAkademie di Mannheim; Royal College di Stoccolma; Conservatorium van Amsterdam; HKU Utrecht (Progetto House of Europe). E’ stato membro del Learning Outcomes Working Group dell’AEC – Associazione Europea dei Conservatori.

27 Marzo 2019

Stefano Taglietti

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Roma 1965 “ Fra i più riconosciuti e affermati, anche a livello internazionale, compositori della generazione di mezzo, eseguito nelle principali istituzioni, è compositore nella cui musica il particolare muoversi dei materiali sonori, anche gestuale ma nel senso del gesto musicale che ha ragione e significato, coniuga la costruzione del pezzo con la puntuale comunicazione dell'idea musicale che va oltre la musica, che riguarda i rapporti culturali, civili, umani di cui è e siamo parte. Una musica sempre fuori dall'adagiamento nell'abituale.[...]”

Luigi Pestalozza-Musica Realtà, Milano Giugno 2008.

27 Marzo 2019

Stefano Taglietti

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Roma 1965 “ Fra i più riconosciuti e affermati, anche a livello internazionale, compositori della generazione di mezzo, eseguito nelle principali istituzioni, è compositore nella cui musica il particolare muoversi dei materiali sonori, anche gestuale ma nel senso del gesto musicale che ha ragione e significato, coniuga la costruzione del pezzo con la puntuale comunicazione dell'idea musicale che va oltre la musica, che riguarda i rapporti culturali, civili, umani di cui è e siamo parte. Una musica sempre fuori dall'adagiamento nell'abituale.[...]”

Luigi Pestalozza-Musica Realtà, Milano Giugno 2008.

19 Marzo 2019

Gianluca Sulli

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Si è diplomato in clarinetto al Conservatorio “L. D’Annunzio” di Pescara e laureato in “Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo” presso l’Università di Bologna.
Molti i riconoscimenti ottenuti negli anni della sua formazione, tra i quali si ricordano il Primo Premio assoluto nei Concorsi Nazionali di Acqui Terme, “A.M.A. Calabria” di Lamezia Terme, “Città di Ruvo di Puglia”; il 2° Premio (1° non assegnato) al Concorso Nazionale “F. Schubert” di Alessandria; 3° Premio ai Concorsi Internazionali “Riviera del Conero” di Ancona e “Città di Stresa”, e ai concorsi nazionali di Taranto e Grosseto.
Ricopre il ruolo di Primo clarinetto dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese, orchestra con cui si è esibito spesso come solista. Sempre nel ruolo di primo clarinetto ha collaborato con l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, l’Orchestra da Camera Italiana diretta da Salvatore Accardo, la City Chamber Orchestra of Hong Kong, l’Orchestra di Roma e del Lazio, l'Orchestra della Stagione Lirica Teramana. Di particolare rilievo sono inoltre le collaborazioni con i Solisti dell’Accademia Filarmonica Romana diretti da Giuseppe Sinopoli, l’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, I Solisti Aquilani, l’Officina Musicale.
Si è esibito come solista con l’orchestra, in duo col pianoforte e in varie formazioni cameristiche in importanti stagioni concertistiche e prestigiose sale da concerto, quali: Queen Elizabeth Hall e Royal Academy of Music di Londra, Maggio Musicale Fiorentino, Ravenna Festival, Oratorio del Gonfalone, I.U.C. di Roma, Società dei Concerti “B. Barattelli” dell’Aquila, Biennale di Monaco di Baviera, Santa Cecilia’s Hall di Edimburgo, Schleswig-Holstein Musik Festival di Lubecca, McMillan Theatre e Columbus Centre di Toronto, National Recital Hall e County Hall di Taipei, International Chamber Music Festival di Canberra, Melba Hall di Melbourne, Tasmanian University – Conservatorium of Music di Hobart, ecc.
Ha registrato per la Bongiovanni (Il salotto strumentale italiano tra ‘800 e ‘900); per la Dynamic ha inciso un cd interamente dedicato alla musica cameristica di P. Hindemith; in duo con il chitarrista Marco Salcito ha registrato il cd Scaramouche pubblicato dalla Wide Classique; alcuni brani di questo cd hanno poi trovato pubblicazione anche dall’editore canadese D’Oz. Per la rivista Amadeus ha registrato un concerto inedito di Mercadante per due clarinetti, corno e orchestra con Fabrizio Meloni, primo clarinetto del Teatro alla Scala, pubblicato nel cd allegato alla prestigiosa rivista.
Ha effettuato registrazioni radiofoniche e televisive per la RAI, la ABC australiana e la RTHK di Hong Kong.
Una parte significativa della sua attività riguarda le registrazioni di colonne sonore, per le quali ha collaborato con compositori come Ennio Morricone, Luis Bacalov, Ritz Ortolani, Nicola Piovani, Armando Trovajoli, Luigi Einaudi, Carlo Crivelli, ecc.
E’ stato docente di clarinetto presso il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento.
Ha tenuto master class di clarinetto e musica da camera all’Hobart Conservatorium, Tasmanian University, Wollongong Conservatorium, Victorian College of the Arts di Melbourne, Xavier College di Melbourne, Aletheia University di Taipei.
All’attività concertistica affianca quella organizzativa e musicologica. Dal 1996 al 2000 ha collaborato stabilmente con l’Istituto Nazionale Tostiano di Ortona in qualità di ricercatore, partecipando a seminari e convegni e come responsabile dell’attività musicale. E’ stato collaboratore del Museo Musicale d’Abruzzo per il quale ha partecipato all’allestimento di importanti mostre in Italia (Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma) e all’estero (Australia e Giappone). Ha curato il catalogo delle opere di Guido Albanese nel volume dedicato al compositore abruzzese realizzato da Francesco Sanvitale e pubblicato dalla EDT di Torino. Sempre la EDT ha pubblicato il volume La romanza da salotto italiana, contenente gli atti del convegno internazionale tenutosi ad Ortona nel 1996 al quale ha partecipato con uno studio sul musicista Gaetano Braga.
Ha collaborato a vari livelli con le case discografiche Bongiovanni, Dynamic e Wide per la produzione, come assistente musicale e coordinatore artistico, oltre che come curatore delle note musicologiche dei libretti di vari cd. Tra il 1997 e il 1999 ha collaborato come assistente musicale con i Solisti Aquilani per la realizzazione di varie produzioni.
Dal 1996 al 2003 si è occupato della sezione organologica della Mostra Biennale “Liuteria nel Mezzogiorno” organizzata dall’ISMEZ, Istituto per lo Sviluppo Musicale nel Mezzogiorno; dal 2003 al 2007 è stato condirettore della Mostra.
Ha collaborato con l’AGIS di Roma e con l’Associazione Nazionale delle I.C.O. (Istituzioni Concertistiche-Orchestrali), per la quale ha curato la pubblicazione delle stagioni concertistiche 2003-2004.
Dal 2002 al 2004 è stato direttore del Centro Studi Musicali “Nino Carloni” dell’Aquila.
Dal 2004 al 2009 è stato Segretario Artistico dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese.
Dal 2006 è Direttore Artistico della Società Filarmonica Ascolana.
19 Marzo 2019

Alessio Allegrini

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È Primo Corno Solista dell'Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, della Lucerne Festival Orchestra e dell'Orchestra Mozart fondata dal Maestro Claudio Abbado. All'età di 23 anni, viene scelto dal Maestro Riccardo Muticome Primo Corno Solista presso il Teatro Alla Scala di Milano. È stato Primo Corno ospite in prestigiose orchestre internazionali tra le quali: i Berliner Philarmoniker, Bayerischer Rundfunk Orchester,New York Philarmonik,Cleveland Orchestra e Mahler Chamber Orchestra. Vincitore di importanti riconoscimenti e premi internazionali, tra i quali il Prague Spring Competition e il concorso A.R.D. di Monaco di Baviera, ha eseguito concerti solistici sotto la direzione di illustri maestri quali: Abbado, Muti, Chung, Tate e Pappano. La sua intensa attività cameristica lo ha visto al fianco di musicisti di eccezione come Salvatore Accardo, Ian Bostridge e lo stesso Antonio Pappano, con il quale ha recentemente eseguito la prima europea del Concerto per corno di Eliott Carter, presso l'Auditoriom Parco della Musica di Roma. Come docente viene spesso invitato a tenere Masters Class in autorevoli Accademie ed Università europee, tra cui la Royal Accademy of Music( dove tuttora è visiting professor), il Royal College, la Guildhall School di Londra, il Conservatorio di Birmingham, nonché prestigiose Università dell'America Latina e del Giappone.

In veste di direttore d’orchestra Allegrini si è esibito accompagnando solisti di fama internazionale del calibro di Maria Joao Pires,Helene Grimaud,Isabelle Faust,Ilija Gringolds etc.. ed è invitato regolarmentea dirigere varie orchestre tra le quali ricordiamo gli Hamburger Simphoniker ( dove Allegrini ha debuttato sostituendo il Maestro Tate),Tokyo City Orchestra,Teatro Lirico Sinfonico Palestrina di Cagliari, Orchestra Filarmonica Marchigiana. In febbraio 2019 il debutto con un’orchestra Svizzera, Lausanne Chamber Orchestra presso Martigny dirigendo musiche di Beethoven ed eseguendo il Concerto n 1 per corno e orchestra di J.Haydn con notevole successo di pubblico.

Sempre nel mese di marzo 2019 Allegrini tornerà a dirigere e suonare da solista con gli Hamburger Simponiker un programma che prevede musiche di Wagner,Haydn e Beethoven.

Il suo impegno nel sociale lo vede presente in varie parti del mondo a sostegno di progetti che mirano al miglioramento delle società attraverso l'educazione musicale: offre il suo contributo all'Orchestra juvenil "Simòn Bolivar" in Venezuela.

Allegrini è fondatore del Movimento ”Musicians for Human Rights” che si occupa di diffondere e promuovere la cultura dei Diritti Umani attraverso la musica.All’interno del Movimento la Human Rights Orchestra della quale Allegrini è Direttore artistico e musicale; collabora inoltre con il sociologo Shizuo Matsumoto in un progetto di scambio fra la cultura giapponese e italiana, con Ramzi Aburedwan, musicista palestinese che ha vissuto le brutalità della prima Intifada e con Emergency. Nel 2006 ha ricevuto in Italia, dalla Fondazione Exodus di Don Mazzi, il "Premio Nazionale la casa delle Arti" per aver saputo coniugare impegno professionale e stile di vita.

La sua discografia comprende 3 cd Deutsche Grammophon; ha inoltre partecipato a due film documentario: L’altra voce della musica in viaggio con Claudio Abbado tra l’Avana e Caracas, L’orchestra con Claudio Abbado.

Johannes BRAHMS (Amburgo, 1833 – Vienna, 1897)
Serenata n.2 in la maggiore op. 16 per fiati, viola, violoncello e contrabbasso
Allegro moderato – Scherzo – Adagio non troppo – Quasi Menuetto – Rondò. Allegro
 
Antonin DVOŘÁK (Nelahozeves, 1841 – Praga, 1904)
Serenata in re minore op.44
Moderato, quasi marcia – Minuetto – Andante con moto – Finale. Allegro molto
 
 

Passano solo otto anni tra la nascita di Brahms e quella di Dvořák, legati in vita da un sincero rapporto di stima professionale e umana che nel 1874 ebbe effetti concreti per il secondo, destinatario di una borsa di studio statale ottenuta a Vienna grazie alla segnalazione di Brahms e Hanslick, riconoscimento che consentì a Dvořák di dedicarsi totalmente alla composizione.

Entrambi si misurarono con il genere della serenata, molto diffuso nell’area austro tedesca già nel diciottesimo secolo (Mozart scrisse grandissimi capolavori nel genere), che dall’originale esibizione vocale in omaggio alla propria amata, si trasformò presto in composizione destinata all’esecuzione serale all’aperto, con predilezione per gli strumenti a fiato, strutturata su vari movimenti, spesso delle danze, con una marcia introduttiva .

Composta tra il 1858 e il 1859 ed eseguita per la prima volta ad Amburgo il 10 febbraio del 1860 sotto la direzione dell’autore, la Serenata in la maggiore n.2 op. 16 è, con la Serenata n.1 in re maggiore op.11 scritta nello stesso periodo, tra i primi lavori sinfonici di Brahms, che da lì a poco inizierà la serie delle sinfonie, dei concerti e di altri brani con organici orchestrali di grandi dimensioni come le Variazioni su tema di Haydn e il Deutsche Requiem, che lo collocheranno tra i massimi compositori dell’Ottocento.

La lieta disposizione d’animo e il piacere procurato dalla composizione di quest’opera sono testimoniati dallo stesso Brahms nelle sue lettere a Clara Schumann e all’amico Joachim. Per questo brano il compositore sceglie un organico di piccole dimensioni, con la particolarità dell’esclusione dei violini a favore del colore scuro di viole, violoncelli e contrabbassi, unitamente ai legni a due più l’ottavino e due corni. La versione proposta nel programma di questa sera, con gli archi a parti reali (cioè con un solo esecutore per ogni sezione) esalta la vocazione cameristica della Serenata in la maggiore, in cui è possibile cogliere la padronanza nel trattamento dei timbri strumentali e la maestria compositiva di un Brahms che a ventisette anni mostra la piena maturità musicale.

Nel primo movimento (Allegro moderato), strutturato in forma-sonata, il primo tema esposto dai clarinetti e dai fagotti introduce in un clima sonoro ricco di fascino, in cui i timbri morbidi della strumentazione scelta da Brahms si combinano con una scrittura raffinata, in cui le tecniche compositive classiche sono sottoposte a un trattamento di ricercate elaborazioni.

Lo Scherzo che segue ha il carattere della danza popolare, arricchito dallo squilibrio metrico di grande effetto procurato dall’accentuazione ritmica binaria sovrapposta al tempo in tre quarti in cui è scritto il brano. L’Adagio non troppo, costruito sul basso di passacaglia (che è stato visto come riferimento diretto alla Passacaglia di Bach), si caratterizza per la mirabile invenzione melodica e la grande espressività, costituendo il punto culminante della Serenata. Il Quasi Menuetto rievoca la corrispondente danza settecentesca in un modo affatto originale, dove tutto sembra alludere senza esplicitarsi pienamente, soprattutto nel Trio, che assume un carattere quasi parodistico che spiega quel Quasi posto da Brahms nel titolo del movimento. Nel Rondò conclusivo il tema campestre e spensierato esposto all’inizio dai clarinetti caratterizza tutto il movimento, in cui la scrittura, arricchita dalla grande abilità di Brahms nel trattamento dei timbri strumentali, rende un clima festoso e brillante di grande vivacità ritmica e sonora.

Anche Dvořák scrisse due serenate, per le quali il modello di riferimento non poteva che essere quello offerto dai lavori di Brahms, a cui il compositore boemo guardò sempre con grande attenzione. La prima, la Serenata per archi op. 22, è del 1875 e precede di tre anni la Serenata in re minore op. 44 per dieci strumenti a fiato, violoncello e contrabbasso, eseguita per la prima volta il 17 novembre 1878 a Praga in un concerto che comprendeva tutte musiche di Dvořák dirette dall’autore. Le serenate furono dunque concepite in un periodo artisticamente molto proficuo in cui il compositore incrementò molto la produzione sia dal punto di vista numerico che della qualità.

Nella Serenata op. 44 è possibile ritrovare tutte le componenti dello stile di Dvořák, che combina una felicissima vena melodica di ispirazione popolare con le forme classiche della tradizione musicale europea. La composizione è articolata nei quattro movimenti della tradizione classica, con il Minuetto inserito però in seconda posizione. Il Moderato, quasi marcia iniziale combina due temi che si alternano senza conoscere una vera elaborazione tematica: il primo, dall’andamento di marcia, si impone all’inizio della composizione esposto dagli oboi e poi ripreso dai clarinetti, mentre il secondo tema è di carattere più lirico. Il Minuetto ha un tema dolce e cantabile di carattere popolare esposto prima dai clarinetti, poi dagli oboi e infine da tutto l’ensemble; il trio è un furiant (danza boema usata molte volte da Dvořák nelle proprie composizioni) dalla scrittura brillante e vivace, in cui i musicisti sono chiamati ad un’esecuzione che richiede grande precisione e disciplina ritmica.

L’Andante con moto presenta sostanzialmente un unico tema, anch’esso d’ispirazione popolare, nostalgico e appassionato, in cui l’affascinante invenzione melodica del compositore è esaltata dall’originale impasto timbrico dell’organico strumentale, che combina l’ensemble dei fiati (privo dei flauti) con la profondità del violoncello e del contrabbasso.

L’Allegro molto finale è una pagina di grande vivacità, basata anch’essa su una danza popolare boema, che presenta un tema iniziale trascinante per il suo ritmo incalzante; segue un secondo tema dolce e cantabile che irrompe nell’incessante fluire sonoro e che conduce ben presto a una breve ripresa della marcia del primo movimento; chiude una coda in cui il tema principale viene riproposto in una vertiginosa corsa verso una conclusione di grande effetto.

                                                                              

“CLASSICO” E “CLASSICISMO”

Nella storia della musica il Classicismo è il periodo compreso tra la metà del ‘700 e il 1820 in cui si concretizzarono una serie di esperienze e accadimenti, di elaborazioni e modificazioni prodottisi nello stile e nelle forme del linguaggio musicale che trovarono compimento nell’area culturale viennese. Quello che dunque è passato alla storia col nome di “Classicismo viennese”, si identifica con la produzione dei suoi tre sommi esponenti: Haydn, Mozart e Beethoven (di quest’ultimo fino a un certo punto della sua attività creativa). I caratteri peculiari del Classicismo sono l’equilibrio, la consequenzialità del discorso musicale e la simmetria, che trovano compimento nella musica strumentale, àmbito del quale la sinfonia diventa il genere principe. La forma-sonata si afferma come lo schema alla base della composizione (adottato soprattutto nel primo movimento della sinfonia, quartetto, sonata ecc.), caratterizzato da un’esposizione (con la presenza di due temi), uno sviluppo e una ripresa; un solido schema costruttivo per i compositori e un riferimento rassicurante per l’ascoltatore, che poteva riconoscere tutta una serie di gerarchie e rapporti da cui si generavano aspettative, tensioni e risoluzioni in grado di guidare la lettura del discorso musicale.

Lo “stile classico” è dunque l’insieme di modelli che verranno a costituire punti di riferimento essenziali (come adesione o tentativo di superamento, o ancora - come vedremo in Prokofiev – come esercizio di stile) per il Romanticismo e fino ai primi decenni del Novecento.

Il compositore che portò l’arte musicale dell’epoca classica ai più alti livelli artistici fu Mozart, che consegnò all’Ottocento romantico modelli altamente sviluppati nella musica vocale (soprattutto nell’opera) e nel genere della sinfonia.

La Sinfonia n. 39 è il primo dei tre capolavori scritti nell’estate del 1788 con cui Mozart concluse la sua esperienza compositiva nell’ambito sinfonico, raggiungendo così la massima vetta artistica nel genere. Riprendendo le parole di Luigi Della Croce, la Sinfonia n. 39 è la “…prima pala di questo trittico [le altre sono la Sinfonia n. 40 K. 550 e la K. 551 “Jupiter” ndr] che riassume tutte le conquiste dell’arte classica aprendo la via al romanticismo. La Sinfonia K. 543 è forse la più enigmatica, ondeggiando dal patetismo all’eroismo, dalle atmosfere pastorali ai toni drammatici”.

L’orchestrazione della sinfonia è abbastanza singolare rispetto al resto della produzione di Mozart, che qui rinuncia agli oboi a favore del timbro morbido dei clarinetti, proponendo un colore orchestrale che aveva già sperimentato nel Concerto per pianoforte K. 488 e che qui è riproposto arricchito dalla marzialità di trombe e timpani. L’uso del clarinetto in orchestra, strumento massonico per eccellenza che con Mozart assume un carattere nuovo e di grande espressività, è stato visto come uno dei diversi elementi presenti nella partitura che ha fatto parlare di questa come “sinfonia massonica”, con riferimento a un mondo cui notoriamente Mozart apparteneva con grande convinzione e al quale rivolse più di un omaggio musicale. L’Adagio introduttivo (che nelle sinfonie di Mozart si trova solo altre due volte), intenso e solenne, precede l’Allegro che presenta i due temi cantabili, con accenti agitati e ritmicamente accesi riservati agli elementi secondari. L’Andante è uno dei tempi lenti più ispirati di Mozart, dove il dialogo tra archi e fiati produce un effetto di grande fascino. Di ispirazione haydniana sono il Minuetto, nella sua semplicità danzante con il trio in cui il clarinetto si erge a protagonista, e lo scintillante Finale, con le raffinate elaborazioni e lo sviluppo dell’unico tema su cui è costruito.

Le ouverture di Mozart, oltre a svolgere la funzione introduttiva alla vicenda dell’opera cui appartenevano, furono concepite come brani sinfonici autonomi, tanto che la maggior parte di esse è entrata stabilmente nel repertorio sinfonico. Contrariamente al solito, nell’Ouverture dell’Idomeneo Mozart si indirizza invece per la prima volta verso la concezione di un brano strettamente connesso all’opera alla quale si riferisce. È una pagina grandiosa e solenne, in cui confluisce il sinfonismo maturo del Mozart venticinquenne (Idomeneo è del 1781), capace di rendere la potenza tragica di un’opera che inaugura i grandi capolavori del teatro mozartiano. L’Ouverture in re maggiore è in un solo movimento (Allegro) e si apre con una fanfara a piena orchestra, alla quale segue una seconda sezione condotta dagli archi con un disegno cromatico che si ripete dal piano al forte. Dopo una seconda breve idea in la minore, la ripresa del tema iniziale conduce a una conclusione in cui il tessuto sonoro si dirada per terminare in un piano che introduce l’avvio dell’azione scenica.

Le arie da concerto K. 578 e K. 583 furono scritte entrambe nel 1789 su richiesta del soprano Louise Villeneuve, la stessa cantante che interpreterà Dorabella nel Così fan tutte andato in scena l’anno successivo. La prima aria, Alma grande e nobil core, fu scritta per essere inserita nell’opera di Cimarosa I due baroni di Rocca Azzurra, rappresentata a Vienna nel novembre del 1789. Il testo di Giuseppe Palomba allude all’indignazione di Laura per i misfatti del barone Todaro, ma dall’apparente tono tragico dei versi è possibile cogliere anche una sfumatura di velata ironia. Il tema che caratterizza l’Allegro iniziale è introdotto dall’oboe ed è una melodia distesa che mette in risalto le doti vocali del soprano. L’Allegro assai che conclude l’aria mette in musica gli ultimi due versi, in cui Laura medita la vendetta sull’ingrato amante, in un clima reso concitato dall’accompagnamento di crome ribattute degli archi.

Alma grande e nobil core

le tue pari ognor disprezza.

Sono dama al fasto avvezza

e so farmi rispettar.

Va’, favella a quell'ingrato,

gli dirai che fida io sono.

Ma non merita perdono,

si, mi voglio vendicar.

L’aria Vado, ma dove? Oh dei! K. 583 fu composta da Mozart su testo di Lorenzo Da Ponte unitamente all’aria Chi sa, chi sa, qual sia K. 582, in sostituzione di due arie dall’opera buffa Il burbero di buon cuore di Vicente Martin y Soler, andata in scena al Burgtheater di Vienna il 9 novembre 1789 alla presenza dell’imperatore.

Vado, ma dove? Oh Dei!

Se de’ tormenti suoi,

se de’ sospiri miei

non sente il ciel pietà.

Tu che mi parli al core

Guida i miei passi amore

Tu quel ritegno or togli

Che dubitar mi fa

È un’aria breve che riluce della felice invenzione melodica e che ricorda le composizioni cameristiche di quegli anni, con un’orchestrazione delicata caratterizzata dalle dolci sonorità dei fiati con i soli clarinetti, fagotti e corni. Nel rapporto tra la musica e la parte letteraria, riprendendo le parole di Carli Ballola e Parenti (Mozart, Rusconi, 1990), “Si direbbe che il musicista sia qui totalmente indifferente al testo e lo smentisca con un’invenzione melodica avulsa dalle parole e conchiusa nella levigatissima astrazione di una cantabilità rarefatta”.

La Sinfonia n.1 in re maggiore detta “Classica” fu scritta da Prokofiev nell’estate del 1917, pochi mesi prima che in Russia divampasse la Rivoluzione d’ottobre, ed eseguita per la prima volta sotto la direzione dell’autore il 21 aprile dell’anno successivo. L’idea alla base della genesi dell’opera fu la volontà del compositore da un lato di misurarsi con le strutture e gli schemi settecenteschi, dall’altro quello di fornirne una lettura moderna, “aggiornata” con le conquiste maturate nel linguaggio musicale. Queste le parole riportate dall’autobiografia del compositore: “[…]Credo che se Haydn avesse vissuto fino ad oggi, avrebbe mantenuto la sua scrittura arricchendola però di alcune novità: volevo dunque comporre una sinfonia di questo genere, una sinfonia in stile classico”.

La struttura ricalca quella della sinfonia classica in quattro movimenti, con la sola eccezione della Gavotta (danza stilizzata inserita nella suite barocca) al posto del Minuetto. Il risultato del lavoro di Prokofiev è straordinario in termini di freschezza, di vivacità ritmica e invenzione melodica, concisa e di breve durata. Il primo movimento è in forma-sonata e presenta un andamento rapido e leggero; il Larghetto è una pagina delicata e nostalgica, mentre la Gavotta ha una scrittura elegante e non priva di accenti ironici che ne fa uno dei momenti più ispirati dell’opera. Chiude il Molto vivace finale, anch’esso in forma-sonata, irresistibile per la dinamicità e la scrittura strumentale brillantissima e di grande impegno per gli esecutori.

17 Marzo 2019

Ana Victoria Pitts

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Mezzosoprano nata nel 1991 a Belém, in Brasile, inizia, nel 2008, lo studio del canto lirico nel Conservatorio Carlos Gomes. Nel 2011 riceve una lettera d’invito e una borsa di studio per studiare in Italia: nello stesso anno, appena arrivata nel nostro paese, vince il premio Giovane Promessa al Concorso Internazionale di Musica Sacra a Roma. Nel 2014 si laurea in Canto al Conservatorio di Rovigo con Luisa Giannini e debutta, a soli 19 anni, a Belém in Dido and Aeneas di Purcell. Il suo debutto europeo avviene nel 2014 con The Water Babies di Paolo Furlani al Teatro Sociale di Rovigo. Dal 2015 al 2017 fa parte dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino dove canta Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann, Hänsel und Gretel di Engelbert Humperdinck, La traviata, La Cenerentola e il Requiem di Mozart, partecipando inoltre alle tournées in Oman e Tunisia.

Al Festival Rossini in Wildbad interpreta L’italiana in Algeri, Le cinesi di Manuel García, Il vespro siciliano di Peter von Lindpaintner e Aureliano in Palmira; al Teatro da Paz a Belém Otello di Giuseppe Verdi; al Teatro Olimpico di Vicenza Il signor Bruschino; a Legnago, Chieti, Belluno, Jesi, Verona e Firenze La scuola de’ gelosi di Antonio Salieri. Nel novembre 2017 canta ne Il cacciatore deluso di Niccolò Jommelli a Tübingen e prende parte al Concerto “Omaggio a Pavarotti” alla Royal Opera House di Muscat, in Oman.
Nel 2018 debutta all’Opéra de Lyon nell’opera di Ottorino Respighi La bella dormente nel bosco ed è Flora ne La traviata a Pordenone e al Teatro del Maggio, dove interpreta anche Tisbe ne La Cenerentola. Frequenta i corsi dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” promossa dalla Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca; esordisce quindi al Festival della Valle d’Itria interpretando in concerto la cantata Giovanna d’Arco di Gioachino Rossini e la parte del Mago cristiano in Rinaldo di Georg Friedrich Händel diretto da Fabio Luisi,
Dal 2018 partecipa alla masterclass annuale di Tecnica vocale ed interpretazione del repertorio condotta da Raina Kabaivanska presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi-Tonelli di Modena.
Nel 2019 debutta all’Opera di Sofia in Bulgaria Azucena nel Trovatore di Giuseppe Verdi.
Il suo prossimo debutto sarà a luglio come Fidalma nel Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa con la regia di Pierluigi Pizzi per l’inaugurazione del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca.

SERGEJ VASIL'EVIC RACHMANINOV (Oneg, Novgorod, 1873 – Beverly Hills, California, 1943)
Concerto n.2 in do minore per pianoforte e orchestra op.18
Moderato – Adagio sostenuto – Allegro scherzando

 

La carriera artistica di Rachmaninov fu caratterizzata più per i grandi successi ottenuti come pianista che per i riconoscimenti ricevuti come compositore, soprattutto da parte della critica che fu particolarmente avara di apprezzamenti e che per molto tempo si limitò a collocarlo semplicemente tra gli epigoni di Čaikovskij. Di quest’ultimo Rachmaninov – per sua stessa ammissione - fu peraltro fortemente influenzato nella produzione sinfonica giovanile a partire dalla fine degli anni ’80 dell’800. Questa prima fase creativa si concluse con il clamoroso insuccesso della Sinfonia n.1, episodio che gli procurò una profonda crisi depressiva a cui seguì un periodo di quattro anni di produzione pressoché nulla. Nel 1901 Rachmaninov portò a termine il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra op.18, composizione che gli diede grande notorietà anche come autore e che è diventata la sua opera più amata dal pubblico. Dedicato al dottor Dahl, che lo aveva tenuto in cura, il concerto fu eseguito per la prima volta a Mosca sotto la direzione di Aleksander Siloti e con lo stesso Rachmaninov al pianoforte il 27 ottobre del 1901, dopo che otto mesi prima erano stati eseguiti dagli stessi interpreti solo il secondo e il terzo movimento.

Rachmaninov utilizzò le proprie capacità di interprete (fu uno dei più grandi pianisti del suo tempo) per la composizione, esplorando le possibilità tecniche dello strumento e combinando una scrittura avente momenti di grande virtuosismo per il solista con un’innata vocazione melodica, permeata da un intenso lirismo e con un gusto tutto personale per il colore orchestrale. Il Moderato iniziale si apre con una breve introduzione del pianoforte e si gioca sul contrasto molto efficace tra i due temi che lo caratterizzano. L’Adagio sostenuto che segue, pervaso dal fascino di una melodia sognante, è tripartito, con una parte centrale di sviluppo culminante in una cadenza del pianoforte e una successiva ripresa. L’Allegro scherzando finale, che alterna momenti brillanti con altri più cupi e malinconici, chiama il solista ad affrontare una scrittura virtuosistica che ne fa una pagina di grande effetto sul pubblico.

 

P'IL'IČ ČAIKOVSKIJ (Votkinsk, Urali, 1840 – Pietroburgo, 1893)
Sinfonia n. 4 in fa minore op.36
Andante sostenuto, Moderato con anima – Andantino in modo di canzona – Scherzo. Pizzicato ostinato – Finale (Allegro con fuoco)

 

La Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36 rappresenta un punto di svolta in senso qualitativo nella produzione sinfonica di Čajkovskij. Scritta nel 1877 ed eseguita per la prima volta a Mosca il 10 febbraio 1878 sotto la direzione di Nikolaj Rubinstein, la Sinfonia n.4 si caratterizza per l’impronta tragica e appassionata, di natura autobiografica, in cui si riflettono le vicende della tormentata vita del compositore, a partire dal fallimento del matrimonio con Antonina Miljukova che si concretizzò proprio in quel periodo. Fu lo stesso Čajkovskij a illustrare il significato da lui attribuito alla sinfonia in una famosa lettera alla sua amica mecenate Nadežda von Meck, lettera che vale la pena qui riportare nelle parti più significative in quanto rappresenta le più esaustiva tra le possibili note al programma.

«Nella nostra sinfonia questo è il programma […] L’introduzione è il germe di tutta la sinfonia, certamente l’idea principale. Questo è il fato, la forza fatale che impedisce lo slancio verso la felicità, che veglia gelosamente perché il benessere e la pace non siano sempre perfetti e senza nubi, che resta sospesa sulle nostre teste come una spada di Damocle e avvelena inesorabilmente e costantemente la nostra anima. È una forza invincibile, nessuno può dominarla. Non resta che rassegnarsi a una tristezza senza uscita. Il sentimento d’infelicità e disperazione cresce più forte e più ardente. Non è meglio distogliersi dalla realtà e immergersi nel sogno? O gioia! Ecco apparire, alla fine, un sogno dolce e gentile. Una figura umana felice e luminosa appare e ci invita a seguirla. Come è bello! Come sono lontani adesso i suoni dell’ossessivo primo tema dell’Allegro. I sogni a poco a poco avvolgono del tutto l’anima. Tutto ciò che è cupo e triste è dimenticato. Eccola, eccola… la felicità! No! Erano sogni e il fato ci risveglia. Così tutta la vita è un’interrotta alternativa di dura realtà, di sogni dolcemente passeggeri e visioni di felicità[…]

«Il secondo movimento della sinfonia esprime un’altra fase dell’angoscia. È lo stato malinconico che si prova la sera quando soli, stanchi del lavoro, ci si siede, si prende un libro… ma esso cade di mano. Ecco una torma di ricordi. È triste che, in ogni caso, così tanto sia passato e trascorso, anche se si ricorda con piacere la gioventù. Si rimpiange il passato, anche se non si desidera ricominciare la vita. La vita stanca. È gradevole riposare e guardarsi intorno. Si ricordano molte cose. Ci sono stati momenti felici quando il giovane sangue ribolliva, e la vita era soddisfacente. Ci sono stati momenti penosi, perdite irreparabili. Tutto è lontanissimo adesso. È triste, anche se talvolta è dolce immergersi nel passato.

«Il terzo movimento non esprime sentimenti definiti. È fatto di arabeschi capricciosi, di immagini inafferrabili, che passano nella fantasia quando si è bevuto un po’ di vino e si entra nella prima fase dell’ebbrezza. Non si è gioiosi né tristi. Non si pensa a nulla; si lascia libero corso all’immaginazione… e per diverse ragioni si comincia a raffigurarsi strane immagini. Fra queste improvvisamente si ricorda l’immagine di contadini ubriachi e una canzone di strada… Ancora, in lontananza, passa una marcia militare […] immagini strane, selvagge, incoerenti.

«Il quarto movimento. Se non si trovano motivi di gioia in se stessi, occorre guardare gli altri. Andare fra il popolo. Osservare quanto esso sia capace di divertirsi, abbandonarsi interamente a sentimenti gioiosi. Un quadro di grande festa popolare. Non appena si smette di pensare a se stessi e ci si lascia trasportare dallo spettacolo della gioia altrui, ecco il fato implacabile che riappare e ci riporta a se stesso. Ma gli altri non ci prestano attenzione. Essi non si sono nemmeno voltati, non ci hanno nemmeno dato un’occhiata, non hanno notato che siamo solitari e tristi. O, come sono allegri, come sono fortunati a provare sentimenti semplici e spontanei! Dobbiamo biasimare solo noi stessi; non dire che tutto è triste al mondo. Ci sono gioie semplici ma forti. Gioire della gioia altrui. Vivere è possibile!»

Gianluca Sulli