Guida all'Ascolto 17 - 18 - 20 - 30 dicembre

Il concerto di questa sera - con cui l’ISA porge al suo pubblico i migliori auguri di buone feste - si inserisce nella tradizione del gala lirico-sinfonico di fine anno. La prima parte, dedicata all’opera italiana, si apre con la Sinfonia de La Cenerentola, il dramma giocoso di Gioacchino Rossini (1792-1868) che, nonostante l’accoglienza piuttosto ostile della “prima”, avvenuta il 25 gennaio 1817 al Teatro Valle di Roma, presto rivaleggiò in popolarità con il Barbiere, al quale era toccata la stessa sorte. Il librettista Ferretti tralasciò l’elemento fiabesco per seguire piuttosto le linee principali del Cendrillon di C. G. Étienne, versione operistica della storia di C. Perrault, che aveva spopolato a Parigi. Rossini, che compose La Cenerentola ex novo con straordinaria rapidità per rispettare i patti stabiliti con il direttore del Valle, riutilizzò tuttavia l’Ouverture della sua opera precedente, La Gazzetta, basata su una commedia di Goldoni, la quale tuttavia, nonostante la pregevole fattura della Sinfonia, non godette di alcuna fortuna.

Imprescindibile, in un excursus sull’opera italiana, è la figura di Giuseppe Verdi (1813-1901), di cui ascolteremo questa sera tre brani: la Cavatina di Oronte La mia letizia infondere, tratta del secondo atto de I Lombardi alla Prima Crociata, un’opera giovanile del Maestro andata in scena a La Scala l’11 febbraio 1843, subito dopo il trionfo del Nabucco, e due brani tratti dal capolavoro della trilogia popolare, Rigoletto.

L’aria di Adina Prendi, per me sei libero, con la quale la giovane coquette recupera il tono farsesco momentaneamente sospeso con la celebre romanza Una furtiva lagrima, è tratta da L’Elisir d’amore (1832) l’opera comica in due atti scritta da Gaetano Donizetti (1797-1848) in soli 14 giorni per il Teatro della Canobbiana di Milano su un libretto che Felice Romani trasse magistralmente da Le Filtre di Scribe. Quest’opera comica, genere con il quale il compositore si confrontava per la prima volta, ricalcando le vicende di Tristano e Isotta dà alla tenue avventura paesana il grande respiro del mito.

Gli altri due brani verdiani in programma sono tratti - come anticipato - da Rigoletto, andato in scena l’11 marzo 1851 al teatro La Fenice di Venezia. Questa o Quella è la ballata con cui il Duca di Mantova - dietro al quale si cela la figura di Francesco I re di Francia che Hugo criticava per la sua dissolutezza nel dramma Le Roi s’amuse (1832), dal quale Francesco Maria Piave trasse il libretto - dichiara il suo spirito libertino; Signor ne’ Principe è invece il duetto tra Gilda, figlia del buffo di corte Rigoletto, e il Duca che, invaghitosene, si traveste da studente povero per conquistare il cuore della fanciulla che così canta: “Signor né principe lo vorrei; sento che povero più l'amerei”.

La seconda parte del concerto sarà dedicata, come consuetudine, all’operetta e al valzer di tradizione viennese, emblemi della vita sociale e culturale della capitale asburgica. Il componente più celebre e più prolifico della dinastia di compositori e direttori d’orchestra viennesi che per quasi un secolo dominò le scene musicali europee, ossia la famiglia Strauss (che nessun legame di parentela intrattiene con il compositore Richard), fu Johann (1825-1899), figlio primogenito di Johann Strauss I. Compositore prevalentemente di musica da ballo, raggiunse fama mondiale grazie ai suoi indimenticabili valzer. Con Il Pipistrello (Die Fledermaus) (1874), tratto da una commedia francese di grande successo di H. Meihac e L. Halévy, Le Réveillon, Johann Strauss II giunse al successo mondiale anche nel genere dell’operetta, che prese piede nella Vienna degli anni ‘60 sotto l’impulso di J. Offenbach. In questa operetta, la quarta delle 16 che scrisse, avvengono i più divertenti e imprevedibili coups de théâtre, e la celeberrima Ouverture ne enuncia i memorabili temi.

La romanza Tu che m’hai preso il cor, divenuta in seguito tanto celebre da essere entrata a far parte del repertorio della musica leggera, è inserita nel duetto d’amore tra la giovane occidentale Lisa, soprano, ed il principe cinese Sou-Chong, tenore, tratta dall’operetta del compositore ungherese Franz Lehár (1870-1948) Il paese del sorriso, ambientata tra Vienna e Pechino e andata in scena nel 1929 al Komische Oper Berlin nella sua seconda versione (la precedente aveva debuttato sei anni prima con il titolo La Giacca gialla), riscuotendo uno straordinario successo. La varietà delle ambientazioni geografiche e la mescolanza di realtà e fantasia, nelle operette di Lehár, sono indicative di una sensibilità novecentesca, mentre il suo linguaggio musicale rivela piuttosto le influenze dello stile fin de siècle.

L’operetta viennese, giunta alla sua definizione classica con i lavori di Johann Strauss, venne sottoposta ad un graduale rinnovamento fino a giungere, con La Vedova allegra, al genere della Tanzoperette, l’operetta danzata. Lehár integra il patrimonio musicale céco con quello tedesco, ampliando inoltre l’organico strumentale, che raggiunge dimensioni inconsuete per il teatro musicale leggero. La Vedova allegra debuttò con enorme successo al Theater an der Wien nel dicembre 1905 (dove anni prima era stato rappresentato il Pipistrello) ed il terzo atto si conclude con il duetto Tace il labbro, con cui il conte Danilo dichiara il suo amore alla ricca vedova Hanna, sciogliendo l’intreccio dell’abituale triangolo amoroso.

Il Perpetuum mobile op. 257 di Johann Strauss è uno scherzo musicale che si inserisce nella tradizione già sperimentata da molti illustri musicisti - un esempio fra tutti, il famoso Moto Perpetuo di Paganini - che tenta di creare l’illusione di una melodia infinita. Il brano, basato su giochi timbrici abilmente creati tra le varie famiglie dell’orchestra, fa parte di una genere di brani che riscosse grande successo nei concerti di beneficenza che gli Strauss organizzarono a Vienna in occasione del Carnevale tra il 1859 a 1861. Fu eseguito per la prima volta il 4 aprile 1861.

Johann Strauss II sviluppò, a partire dal 1860, la nuova forma, più ampia e ambiziosa, del valzer da concerto, risentendo in particolar modo dell’influsso di J. Offenbach, in quegli anni spesso presente a Vienna: la forma classica si arricchisce grazie all’impiego di melodie armonicamente e ritmicamente più flessibili e l’orchestra dispiega una grande ricchezza di timbri.

Frühlingsstimmen (Voci di Primavera) op. 410, è un valzer composto nell’inverno del 1882-83 per il celebre soprano Bianca Bianchi. Il brano fu eseguito per la prima volta al Theater an der Wien il 1º marzo 1883 su un testo scritto da Richard Genée, il librettista che aveva collaborato con il compositore per Il Pipistrello.

Il concerto di questa sera si conclude con un brano dalla fama imperitura, vero e proprio apogeo del valzer viennese: il celebre Kaiser-Walzer op 437, composto nell’autunno del 1889 a seguito dei festeggiamenti che si erano svolti in agosto in occasione della visita dell’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria all’imperatore tedesco Guglielmo II. Il titolo venne suggerito dall’editore Simrock di Berlino in sostituzione della dicitura La Stretta di mano, ispirato dalla maestosità che si manifesta dai marziali accenti introduttivi.

 Silvia Umile