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Domenica, 17 Marzo 2019 19:17

Guida all'ascolto 16 e 17 marzo

“CLASSICO” E “CLASSICISMO”

Nella storia della musica il Classicismo è il periodo compreso tra la metà del ‘700 e il 1820 in cui si concretizzarono una serie di esperienze e accadimenti, di elaborazioni e modificazioni prodottisi nello stile e nelle forme del linguaggio musicale che trovarono compimento nell’area culturale viennese. Quello che dunque è passato alla storia col nome di “Classicismo viennese”, si identifica con la produzione dei suoi tre sommi esponenti: Haydn, Mozart e Beethoven (di quest’ultimo fino a un certo punto della sua attività creativa). I caratteri peculiari del Classicismo sono l’equilibrio, la consequenzialità del discorso musicale e la simmetria, che trovano compimento nella musica strumentale, àmbito del quale la sinfonia diventa il genere principe. La forma-sonata si afferma come lo schema alla base della composizione (adottato soprattutto nel primo movimento della sinfonia, quartetto, sonata ecc.), caratterizzato da un’esposizione (con la presenza di due temi), uno sviluppo e una ripresa; un solido schema costruttivo per i compositori e un riferimento rassicurante per l’ascoltatore, che poteva riconoscere tutta una serie di gerarchie e rapporti da cui si generavano aspettative, tensioni e risoluzioni in grado di guidare la lettura del discorso musicale.

Lo “stile classico” è dunque l’insieme di modelli che verranno a costituire punti di riferimento essenziali (come adesione o tentativo di superamento, o ancora - come vedremo in Prokofiev – come esercizio di stile) per il Romanticismo e fino ai primi decenni del Novecento.

Il compositore che portò l’arte musicale dell’epoca classica ai più alti livelli artistici fu Mozart, che consegnò all’Ottocento romantico modelli altamente sviluppati nella musica vocale (soprattutto nell’opera) e nel genere della sinfonia.

La Sinfonia n. 39 è il primo dei tre capolavori scritti nell’estate del 1788 con cui Mozart concluse la sua esperienza compositiva nell’ambito sinfonico, raggiungendo così la massima vetta artistica nel genere. Riprendendo le parole di Luigi Della Croce, la Sinfonia n. 39 è la “…prima pala di questo trittico [le altre sono la Sinfonia n. 40 K. 550 e la K. 551 “Jupiter” ndr] che riassume tutte le conquiste dell’arte classica aprendo la via al romanticismo. La Sinfonia K. 543 è forse la più enigmatica, ondeggiando dal patetismo all’eroismo, dalle atmosfere pastorali ai toni drammatici”.

L’orchestrazione della sinfonia è abbastanza singolare rispetto al resto della produzione di Mozart, che qui rinuncia agli oboi a favore del timbro morbido dei clarinetti, proponendo un colore orchestrale che aveva già sperimentato nel Concerto per pianoforte K. 488 e che qui è riproposto arricchito dalla marzialità di trombe e timpani. L’uso del clarinetto in orchestra, strumento massonico per eccellenza che con Mozart assume un carattere nuovo e di grande espressività, è stato visto come uno dei diversi elementi presenti nella partitura che ha fatto parlare di questa come “sinfonia massonica”, con riferimento a un mondo cui notoriamente Mozart apparteneva con grande convinzione e al quale rivolse più di un omaggio musicale. L’Adagio introduttivo (che nelle sinfonie di Mozart si trova solo altre due volte), intenso e solenne, precede l’Allegro che presenta i due temi cantabili, con accenti agitati e ritmicamente accesi riservati agli elementi secondari. L’Andante è uno dei tempi lenti più ispirati di Mozart, dove il dialogo tra archi e fiati produce un effetto di grande fascino. Di ispirazione haydniana sono il Minuetto, nella sua semplicità danzante con il trio in cui il clarinetto si erge a protagonista, e lo scintillante Finale, con le raffinate elaborazioni e lo sviluppo dell’unico tema su cui è costruito.

Le ouverture di Mozart, oltre a svolgere la funzione introduttiva alla vicenda dell’opera cui appartenevano, furono concepite come brani sinfonici autonomi, tanto che la maggior parte di esse è entrata stabilmente nel repertorio sinfonico. Contrariamente al solito, nell’Ouverture dell’Idomeneo Mozart si indirizza invece per la prima volta verso la concezione di un brano strettamente connesso all’opera alla quale si riferisce. È una pagina grandiosa e solenne, in cui confluisce il sinfonismo maturo del Mozart venticinquenne (Idomeneo è del 1781), capace di rendere la potenza tragica di un’opera che inaugura i grandi capolavori del teatro mozartiano. L’Ouverture in re maggiore è in un solo movimento (Allegro) e si apre con una fanfara a piena orchestra, alla quale segue una seconda sezione condotta dagli archi con un disegno cromatico che si ripete dal piano al forte. Dopo una seconda breve idea in la minore, la ripresa del tema iniziale conduce a una conclusione in cui il tessuto sonoro si dirada per terminare in un piano che introduce l’avvio dell’azione scenica.

Le arie da concerto K. 578 e K. 583 furono scritte entrambe nel 1789 su richiesta del soprano Louise Villeneuve, la stessa cantante che interpreterà Dorabella nel Così fan tutte andato in scena l’anno successivo. La prima aria, Alma grande e nobil core, fu scritta per essere inserita nell’opera di Cimarosa I due baroni di Rocca Azzurra, rappresentata a Vienna nel novembre del 1789. Il testo di Giuseppe Palomba allude all’indignazione di Laura per i misfatti del barone Todaro, ma dall’apparente tono tragico dei versi è possibile cogliere anche una sfumatura di velata ironia. Il tema che caratterizza l’Allegro iniziale è introdotto dall’oboe ed è una melodia distesa che mette in risalto le doti vocali del soprano. L’Allegro assai che conclude l’aria mette in musica gli ultimi due versi, in cui Laura medita la vendetta sull’ingrato amante, in un clima reso concitato dall’accompagnamento di crome ribattute degli archi.

Alma grande e nobil core

le tue pari ognor disprezza.

Sono dama al fasto avvezza

e so farmi rispettar.

Va’, favella a quell'ingrato,

gli dirai che fida io sono.

Ma non merita perdono,

si, mi voglio vendicar.

L’aria Vado, ma dove? Oh dei! K. 583 fu composta da Mozart su testo di Lorenzo Da Ponte unitamente all’aria Chi sa, chi sa, qual sia K. 582, in sostituzione di due arie dall’opera buffa Il burbero di buon cuore di Vicente Martin y Soler, andata in scena al Burgtheater di Vienna il 9 novembre 1789 alla presenza dell’imperatore.

Vado, ma dove? Oh Dei!

Se de’ tormenti suoi,

se de’ sospiri miei

non sente il ciel pietà.

Tu che mi parli al core

Guida i miei passi amore

Tu quel ritegno or togli

Che dubitar mi fa

È un’aria breve che riluce della felice invenzione melodica e che ricorda le composizioni cameristiche di quegli anni, con un’orchestrazione delicata caratterizzata dalle dolci sonorità dei fiati con i soli clarinetti, fagotti e corni. Nel rapporto tra la musica e la parte letteraria, riprendendo le parole di Carli Ballola e Parenti (Mozart, Rusconi, 1990), “Si direbbe che il musicista sia qui totalmente indifferente al testo e lo smentisca con un’invenzione melodica avulsa dalle parole e conchiusa nella levigatissima astrazione di una cantabilità rarefatta”.

La Sinfonia n.1 in re maggiore detta “Classica” fu scritta da Prokofiev nell’estate del 1917, pochi mesi prima che in Russia divampasse la Rivoluzione d’ottobre, ed eseguita per la prima volta sotto la direzione dell’autore il 21 aprile dell’anno successivo. L’idea alla base della genesi dell’opera fu la volontà del compositore da un lato di misurarsi con le strutture e gli schemi settecenteschi, dall’altro quello di fornirne una lettura moderna, “aggiornata” con le conquiste maturate nel linguaggio musicale. Queste le parole riportate dall’autobiografia del compositore: “[…]Credo che se Haydn avesse vissuto fino ad oggi, avrebbe mantenuto la sua scrittura arricchendola però di alcune novità: volevo dunque comporre una sinfonia di questo genere, una sinfonia in stile classico”.

La struttura ricalca quella della sinfonia classica in quattro movimenti, con la sola eccezione della Gavotta (danza stilizzata inserita nella suite barocca) al posto del Minuetto. Il risultato del lavoro di Prokofiev è straordinario in termini di freschezza, di vivacità ritmica e invenzione melodica, concisa e di breve durata. Il primo movimento è in forma-sonata e presenta un andamento rapido e leggero; il Larghetto è una pagina delicata e nostalgica, mentre la Gavotta ha una scrittura elegante e non priva di accenti ironici che ne fa uno dei momenti più ispirati dell’opera. Chiude il Molto vivace finale, anch’esso in forma-sonata, irresistibile per la dinamicità e la scrittura strumentale brillantissima e di grande impegno per gli esecutori.

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Domenica, 17 Marzo 2019 19:10

Ana Victoria Pitts

Mezzosoprano nata nel 1991 a Belém, in Brasile, inizia, nel 2008, lo studio del canto lirico nel Conservatorio Carlos Gomes. Nel 2011 riceve una lettera d’invito e una borsa di studio per studiare in Italia: nello stesso anno, appena arrivata nel nostro paese, vince il premio Giovane Promessa al Concorso Internazionale di Musica Sacra a Roma. Nel 2014 si laurea in Canto al Conservatorio di Rovigo con Luisa Giannini e debutta, a soli 19 anni, a Belém in Dido and Aeneas di Purcell. Il suo debutto europeo avviene nel 2014 con The Water Babies di Paolo Furlani al Teatro Sociale di Rovigo. Dal 2015 al 2017 fa parte dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino dove canta Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann, Hänsel und Gretel di Engelbert Humperdinck, La traviata, La Cenerentola e il Requiem di Mozart, partecipando inoltre alle tournées in Oman e Tunisia.

Al Festival Rossini in Wildbad interpreta L’italiana in Algeri, Le cinesi di Manuel García, Il vespro siciliano di Peter von Lindpaintner e Aureliano in Palmira; al Teatro da Paz a Belém Otello di Giuseppe Verdi; al Teatro Olimpico di Vicenza Il signor Bruschino; a Legnago, Chieti, Belluno, Jesi, Verona e Firenze La scuola de’ gelosi di Antonio Salieri. Nel novembre 2017 canta ne Il cacciatore deluso di Niccolò Jommelli a Tübingen e prende parte al Concerto “Omaggio a Pavarotti” alla Royal Opera House di Muscat, in Oman.
Nel 2018 debutta all’Opéra de Lyon nell’opera di Ottorino Respighi La bella dormente nel bosco ed è Flora ne La traviata a Pordenone e al Teatro del Maggio, dove interpreta anche Tisbe ne La Cenerentola. Frequenta i corsi dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” promossa dalla Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca; esordisce quindi al Festival della Valle d’Itria interpretando in concerto la cantata Giovanna d’Arco di Gioachino Rossini e la parte del Mago cristiano in Rinaldo di Georg Friedrich Händel diretto da Fabio Luisi,
Dal 2018 partecipa alla masterclass annuale di Tecnica vocale ed interpretazione del repertorio condotta da Raina Kabaivanska presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi-Tonelli di Modena.
Nel 2019 debutta all’Opera di Sofia in Bulgaria Azucena nel Trovatore di Giuseppe Verdi.
Il suo prossimo debutto sarà a luglio come Fidalma nel Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa con la regia di Pierluigi Pizzi per l’inaugurazione del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca.

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