Pagine semplici

Stefan Milenkovich, nativo di Belgrado, ha iniziato lo studio del violino all'età di tre anni, dimostrando subito un raro talento che lo porta alla sua prima apparizione con l'orchestra, come solista, all'età di sei anni ed incominciando una carriera che lo ha portato ad esibirsi in tutto il mondo.
È stato invitato, all'età di 10 anni, a suonare per il presidente Ronald Reagan in un concerto natalizio a Washington, per  il presidente Mikhail Gorbaciov quando aveva 11 anni e per il Papa Giovanni Paolo II all'età di 14 anni. Ha festeggiato il suo millesimo concerto all’età di sedici anni a Monterrey in Messico. 
S.Milenkovich è stato vincitore di molti premi partecipando ai più importanti concorsi internazionali: il Concorso di Indianapolis (USA), il “Tibor Varga” (Svizzera), il “Queen Elizabeth” (Bruxelles), lo “Yehudi Menuhin”(Gran Bretagna), il “Ludwig Spohr” di Weimar ed il Concorso di Hannover (Germania), il “Lipizer”di Gorizia ed il “Paganini” di Genova in Italia.
Riconosciuto a livello internazionale per le sue eccezionali doti tecniche ed interpretative, ha suonato come solista con l'Orchestra Sinfonica di Berlino, l’Orchestra di Stato di San Pietroburgo, l'Orchestra del Teatro Bolshoj, la Helsinki Philharmonic, l'Orchestra di Radio-France, l'Orchestra Nazionale del Belgio, la Filarmonica di Belgrado, l'Orchestra di Stato del Messico, l'Orchestra Sinfonica di Stato di San Paolo, l’Orpheus Chamber Orchestra, le Orchestre di Melbourne e del Queensland in Australia, l’Indianapolis Symphony Orchestra, la New York Chamber Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra, collaborando con direttori del calibro di Lorin Maazel, Daniel Oren, Lu Jia, Lior Shambadal, Vladimir Fedoseyev, Sir Neville Marriner.
La sua discografia include tra l'altro le Sonate e le Partite di J.S.Bach, e l'integrale per la Dynamic (2003) delle composizioni di Paganini per violino solo.
Stefan Milenkovich è  impegnato anche in cause umanitarie: tra l'altro nel 2003 gli è stato attribuito a Belgrado il riconoscimento “Most Human Person”. Ha inoltre partecipato a numerosi concerti patrocinati dall’UNESCO a Parigi, esibendosi al fianco di Placido Domingo, Lorin Maazel, Alexis Weissenberg e Sir Yehudi Menuhin. 
Dedito anche all'insegnamento, dal 2002 è stato assistente di Itzhak Perlman alla Juilliard School di New York, prima di accettare l'attuale incarico di Professore di violino all’Università dell’Illinois,USA.
Suona un Guadagnini del 1783.
 

Il rapporto tra jazz e musica classica europea è uno dei temi più dibattuti tra storici, critici e appassionati, ed è ancora oggi oggetto di incomprensioni, visioni storiche distorte e terreno di scontro ideologico. In verità di tratta di una relazione complessa, a tratti contraddittoria, una sorta di incontro-scontro tra culture che si nutre tanto di diffidenze quanto di scambi autentici e fecondi. Di certo esistono delle difficoltà a conciliare linguaggi di provenienza storia così diversa, ma esistono anche molti elementi compatibili che consentono una feconda mescolanza di idee.

Nel mondo del jazz è stato il compositore e pianista afroamericano John Lewis a produrre le opere più belle e importanti. In particolare con il suo Modern Jazz Quartet, tra la metà degli anni Cinquanta e gli anni Settanta, Lewis ha risolto problemi musicali impervi, come la creazione di fughe jazz (anche triple, come Three Windows), strutture a sviluppo con improvvisazione, apertura della forma, strutture tonali ispirate al nome “Bach” e così via, salvaguardando lo swing e un intenso blues feeling, con risultati di eccezionale valore musicale.

La nuova produzione di MetJazz e della Camerata Strumentale Città di Prato parte da un progetto del compositore e arrangiatore Michele Corcella proprio con lo scopo di esaltare la ricchezza di quella musica. Corcella ha anzitutto aggirato ogni riferimento al Modern Jazz Quartet, ad esempio evitando l’uso del vibrafono, per proiettare la musica su un piano più universale, meno legato all’esperienza da cui è nata. Inoltre ha limitato il ricorso dell’improvvisazione jazz al trio pianoforte, contrabbasso e batteria; e ha disegnato gli arrangiamenti in funzione dello stile pianistico di Enrico Pieranunzi, uno dei maggiori pianisti europei di jazz, e uno dei pochi al mondo che per storia e vocazione oggi è in grado di rileggere in modo personale l’eredità di John Lewis, che richiede competenze in diversi linguaggi, una peculiare sensibilità stilistica e una notevole apertura culturale.

Il repertorio abbraccia l’ampio spettro espressivo delle composizioni di John Lewis, in particolare le pagine ispirate ala cultura rinascimentale e barocca tra Francia e Italia, composte tra gli anni Cinquanta e Settanta. Ci sono la celebre Django, un tombeau in omaggio a Django Reinhardt, in cui il grande chitarrista gitano viene celebrato come un aristocratico della cultura francese; il dolente e dinamico Blues in A Minor, parte di una serie di blues nelle tonalità del nome BACH (Sib, La, Do, Si), estratti di colonne sonore per il cinema (l’incantevole valzer Skating in Central Park), l’omaggio alle città italiane (la ballad Milano, ma Lewis scrisse anche un brano intitolato Trieste); estratti dalla suite “The Comedy”, dedicata alla commedia dell’arte, di cui qui si ascoltano Spanish Steps (dedicato a Piazza di Spagna) e Piazza Navona; e naturalmente le fughe, tra cui Concorde e Vendôme (ispirate a due celebri piazze parigine) e Three Windows, una fuga tripla ispirata ispirata alle luci e ai colori di Venezia, capolavoro che era parte della colonna sonora di un film dimenticato. Ognuna di queste fughe è preceduta da un preludio scritto appositamente da Corcella.

Tutti questi riferimenti ambientali e culturali non sono semplici descrizioni esterne alla musica, ma si sostanziano nella scrittura di Lewis in precise forme e gesti musicali, spesso di carattere descrittivo o sottilmente allusivo. Ad esempio: Django si svolge su una forma tripartita, di chiara derivazione europea, che si apre e chiude con un ritmo tipico del genere funebre francese; il valzer di Skating in Central Park galleggia su un piccolo gesto sfuggente, sincopato, che simula un dolce pattinare, spensierato e malinconico; le piccole “scale” musicali di Piazza di Spagna, che salgono e scendono mescolando blues e valzer, alludono a quelle reali che sovrastano la piazza; le “tre finestre” di Three Windows sono altrettanti temi legati a luoghi e personaggi veneziani che si intrecciano in una scrittura di rara complessità e trasparenza. Nell’originale Blues in A Minor il basso continuo barocco diventa la traccia su cui si svolge un complesso blues con cambi di tonalità, metro, ritmo.

E poi ci sono le pagine che esulano da questi ambiti, come la danza modale, e trascinante del vicino oriente di The Jasmin Tree o That Slavic Smile, pensato da Lewis per la sua consorte slovena.

Dunque la musica di Lewis si tiene in equilibrio tra due mondi simbolici, quello jazz e quello classico, intrecciati da una fitta rete di gesti, forme, sviluppi che le due tradizioni musicali hanno in comune.

Questa inedita fusione tra jazz, musica classica europea, con tocchi di world music, nei primi anni Sessanta fu ribattezzata da Gunther Schuller “third stream”, ovvero musica che fondeva la prima corrente (quella classica), con la seconda (il jazz) per ottenerne una terza, la “third stream”, appunto. Quell’etichetta fu molto discussa ed ebbe in definitiva una fortuna limitata. Ma Michele Corcella è ben consapevole dei limiti e delle potenzialità di queste ibridazioni e nell’affrontare i capolavori di John Lewis ha sempre tenuto presente quanto scriveva Schuller a proposito della “third stream”:

Non è jazz con il contributo di archi

Non è jazz suonato con strumenti "classici"

Non è musica classica suonata da jazzisti

Non è un innestare Ravel in mezzo a gli accordi del be-bop e nemmeno il contrario

Non è jazz in forma di fuga.

Non è una fuga suonata da jazzisti

Non è un modo per distruggere il jazz o la musica classica; è semplicemente un'altra opzione tra le tante per i musicisti creativi di oggi.

E, aggiungiamo noi, un altro modo per ricordarci che nella grande musica, di qualsiasi provenienza sia, i confini non esistono.

03 Luglio 2019

Enrico Pieranunzi

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Pianista, compositore, arrangiatore Pieranunzi è tra i più noti ed apprezzati protagonisti della scena jazzistica internazionale. Ha registrato più di 80 CD a suo nome spaziando dal piano solo al quintetto e collaborando, in concerto o in studio d’incisione, con Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden, Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron.

Si è esibito, oltre che sui palcoscenici dei principali paesi europei, in Sud America Giappone, e, numerose volte, negli Stati Uniti. È l’unico musicista italiano ad aver suonato e registrato più volte a suo nome nello storico “Village Vanguard” di New York.

Tra i numerosi riconoscimenti per la sua attività musicale le tre affermazioni (1989, 2003, 2008) come miglior musicista italiano nell’annuale referendum “Top Jazz” della rivista Musica Jazz, il “Django d’Or” francese (1997)   come miglior musicista europeo, l’Echo Award 2014 in Germania come “Best International Piano Player” e il premio “Una vita per il jazz” assegnatogli ancora nel 2014 dalla rivista Musica Jazz.

Allo studio ed analisi del suo originale linguaggio musicale sono state dedicate, in Italia e all’estero, numerose tesi di laurea o di dottorato.

Parecchie sue composizioni sono diventate veri e propri standard suonati e registrati da musicisti di tutto il mondo e sono state  pubblicate nei prestigiosi New Real Book statunitensi. Tra queste Night Bird, Don’t forget the poet, Les Amants, Fellini’s Waltz, Je ne sais quoi, Trasnoche, Coralie.

03 Luglio 2019

Michele Corcella

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E’ laureato al DAMS di Bologna con una tesi sulle colonne sonore di Duke Ellington e ha conseguito i diplomi accademici di primo e secondo livello in Musica Jazz e Musica ad indirizzo multimediale presso il conservatorio di Bologna. Ha inoltre studiato direzione d’orchestra presso l’Accademia Pianistica di Imola.
E’ stato pluripremiato in concorsi nazionali e internazionali di composizione e arrangiamento per big band e orchestra sinfonica quali: Eddie Lang, 2 Agosto, Jazzverk, Bargajazz, Scrivere in Jazz, SIAE Libera il Jazz, European Composers Competition.
Ha collaborato come compositore, arrangiatore o direttore d’orchestra con musicisti del calibro di Kenny Wheeler, John Taylor, David Liebman, Norma Winstone, Anders Jormin, Glauco Venier, Enrico Pieranunzi, Diana Torto, Daniele Scannapieco, Alfonso Deidda, Rosario Giuliani, Gianluigi Trovesi, Maurizio Giammarco, Maria Pia De Vito, WDR Big
Band, Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti e, in ambito classico, con Mario Brunello, l’Altenberg Trio Wien e l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e la Camerata Strumentale Città di Prato.
Considerato uno dei maggiori esperti mondiali sulla musica di Duke Ellington, è stato invitato come relatore alle ultime due edizioni dell’International Duke Ellington Conference tenutesi ad Amsterdam nel 2014 e a New York nel 2016, e all’International Jazz Composers Symposium svoltosi nel 2017 a Tampa, in Florida e nel 2019 a Greeley
Colorado.
Attualmente insegna composizione jazz presso il Conservatorio Antonio Buzzolla di Adria e il Conservatorio G.B. Martini di Bologna.

28 Maggio 2019

Silvia Colageo

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Formazione e concorsi musicali
Fin da giovanissima partecipa a numerosi concorsi musicali classificandosi al 1º posto al III Concorso Nazionale di flauto Syrinx Giovani (2003) e al XX Concorso Nazionale Emanuele Krakamp di Benevento (2008).
Si diploma il 15 ottobre 2008 presso il conservatorio “A. Casella” di L’Aquila nella classe del Mº Paolo Rossi.
Dal 2008 al 2010 fa parte dell’Orchestra Giovanile Italiana.
Consegue la laurea in discipline musicali il 26 Febbraio 2011 al conservatorio “G. Frescobaldi” di Ferrara con voto 110/110 e lode.
Il 20 maggio 2014 consegue un Master in flauto al Koninkljik Conservatorium di L’Aia (Olanda) sotto la guida del M° Thies Roorda.
Dal 2014 a oggi è il I flauto dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese.
Ha partecipato alle master classes di importanti docenti tra i quali: Andrea Oliva, Angelo Persichilli, Michele Marasco, Giampaolo Pretto, Konstantin Bogino, Nicola Mazzanti, Chiara Tonelli, Rien de Reede, William Bennett, Jean-Claude Gèrard, Emily Beynon e Paolo Taballione.
E’ iscritta alla facoltà di Lettere indirizzo storico/artistico presso l’Università di L’Aquila.
 
Audizioni e attività professionali
2008 – 2010 Orchestra Giovanile Italiana, I idonea.
2010 Accademia dell’Orchestra Mozart, III idonea
2011 Orchestra Sinfonica Abruzzese, III idonea, primo flauto con l’obbligo dell’ottavino.
2014 Orchestra Sinfonica Abruzzese, concorso: I idonea, primo flauto con l’obbligo dell’ottavino.
 
Ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica di Roma (II flauto e ottavino) e con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia (flauto di fila).
 
Si è esibita sotto la direzione dei M°: Gabriele Ferro, Massimiliano Stefanelli, Massimo Quarta, Leopold Hager, Gian Andrea Noseda, Riccardo Muti, Fabrizio Meloni, Carlo Goldstein, Luigi Piovano, Jac van Steen, Jonathan Webb, Giampaolo Pretto, Alessandro Cadario, Rainer Honeck e Susanna Malkki.
08 Maggio 2019

Stefano Taglietti

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Roma, 1965. Inizialmente allievo di Sylvano Bussotti, è stato successivamente molto importante per la sua formazione l’incontro con Hans Werner Henze.

Negli anni ha costruito un catalogo che supera i 150 lavori con organici orchestrali, opere di teatro musicale, musica da camera, per coro, includendo le nuove tecnologie digitali e strumentazioni elettroacustiche.

Ha ricevuto commissioni da: Hans Werner Henze; La  Biennale di Venezia 2007-2012; Biennale di Venezia sez.Architettura 2008; Accademia Nazionale di Santa Cecilia; Accademia di Francia- Villa medici Roma; Rai Nuova Musica-Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI; Gerd Albrecht Deutsche Pavillon- expò Hannover 2000; I Solisti Aquilani; Centro Ricerche Musicali, Roma; Spazio Musica, Cagliari; Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano; Orch. Reg. di Roma e del Lazio; ContempoArtEnsemble; Sentieri Selvaggi; Orchestra Sinfonica di Sanremo; Istituzione Sinfonica Abruzzese; New Made Ensemble; Blow Up  percussion Ensemble; Icarus Ensemble; ensemble Suono Giallo; Festival delle Nazioni di Città di Castello; Musica e Realtà – Milano; Festival Sommer im Altmhltal, Ingolstadt, Germania.

La sua Musica è stata inoltre eseguita presso: Berlin Philharmonie; Opera di Norimberga; Festival dei Due Mondi, Spoleto; Podewil- Berlin; Città Universitaria di Parigi, Salle Vitali; Teatro La MaMa di New York; Freshno Opera Festival California-U.S.A; Cincinnati University; Festival Strawinky Krakaw; Ravenna Festival; Società dei Concerti B. Barattelli; Università del Nevada - Las Vegas; Festival di Nuova Consonanza-Roma; NO GO Festival, Roma e in altri importanti festival internazionali di Musica Contemporanea a Praga, Kiev, Lviv, e stagioni teatrali presso il Teatro Comunale di Bologna, Ravello Festival, Angelica - Bologna e presso numerose altre istituzioni in Europa, Medio Oriente, U.S.A e sud America.

 

Fra i suoi lavori più significativi: After Pop Suite per ens. elettroacustico; i concerti scenici  La divina Devastazione, Palingenesi, Il Pensiero Magmatico (composto con  Alessandro Cipriani) scritti in collaborazione con l’artista visivo e autore dei testi Bizhan Bassiri; Memoirs of Elagabalus opera su libretto in inglese di Fabio Ciolli; Idroscalo Pasolini  ( 2015) opera in un atto e sette quadri su libretto e regia di Carlo Pasquini commissione per il doppio quarantennale del Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano e quello dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini, eseguita dall'ensemble del Royal Northern College of Music Manchester diretto da Marco Angius; “ Concerto Triplo per chitarra elettrica, pianoforte, percussioni, violino concertante e orchestra d'archi” diretto da Marco Angius commissionato da I Solisti Aquilani per i 50 anni (2017) dalla loro fondazione.

Gran parte delle sue partiture sono edite da Rai Com, ma anche da Chester Music London e altri.

E' attivo anche come pianista, interprete della propria musica e in progetti di improvvisazione, in solo e in gruppo. Ha collaborato con Evan Parker, Dom Um Romao, Karl Potter, Geoff Warren, Giancarlo Schiaffini, Walter Prati, Gianni Trovalusci.

 

Dal 2017 è cofondatore della Web Radio RadiostArt e conduce, attraverso ascolti, interviste e discussioni in diretta, la trasmissione Clocks and Clouds, spazio radiofonico interamente dedicato alla musica e ai linguaggi artistici internazionali contemporanei.

Dal 2018 è stato nominato dall'Orchestra Sinfonica Abruzzese, coordinatore del festival di musica contemporanea MusAnima (Crocevia della musica e cultura contemporanea).


Insegna in vari conservatori dal 1996, vincitore di concorso nel 2000, è docente titolare della cattedra di Elementi di Composizione per la Didattica della Musica. Attualmente è docente di Composizione e discipline compositive presso il Conservatorio Statale di Musica A.F.A.M. ( U. Giordano) di Foggia , sez staccata di Rodi Garganico.


“Sono alla costante ricerca di un linguaggio musicale che non sia più quello dell’avanguardia, ma allo stesso tempo non torni indietro al XIX secolo.” Con questa frase pronunciata nel 2002 in una famosa intervista (1), György Ligeti conferma, o forse “sdogana”, un percorso musicale nuovo, in verità, già intrapreso prima da diversi compositori. Ovviamente non si tratta di avversione nei confronti dell’avanguardia, piuttosto, invece, di un possibile superamento di alcune barriere attraverso l’apertura culturale, inclusiva verso le differenze sonore del mondo musicale contemporaneo e storicizzato.

In questa programmazione cerchiamo il superamento di quelle certezze che elevarono alcuni modelli formali, matematici, ideologici e dogmatici, a unici aspetti fondanti della composizione di un pezzo. Quei modelli dovevano essere quasi l’unico aspetto di cui tener conto, spesso senza includere nessuna problematica in senso estetico o di reale riuscita della composizione.

Parafrasando lo scultore italo-iraniano Bizhan Bassiri che dice: “Il problema dell’arte visiva è visivo” (2), noi qui diremo che il problema della musica è quello sonoro. Il compositore d’oggi dovrebbe navigare in libertà e consapevolezza, respingendo ogni tendenza passatista e impiegare tutte le proprie energie nella ricerca di una musica che plasmi e unisca l’enorme vocabolario contemporaneo e storico.

Secondo me, le sorprese più significative di questi anni arrivano da compositori di grande esperienza, che hanno saputo allontanarsi dalle scuole, dai dogmi, che hanno saputo elaborare i suoni provenienti da ogni parte del mondo, solo con disincantato amore per la Musica.

La collaborazione con sei importanti Conservatori italiani, permette all’O.S.A. e a MusAnima, di essere presenti sul territorio nazionale come un osservatorio culturale, come possibilità imperdibile per i giovani autori delle classi di composizione, come culmine di un obiettivo fondamentale: quello di distribuire nella maniera più ampia e naturale possibile, la conoscenza della storia e dell’evoluzione della Musica.

L’edizione di MusAnima 2019 si svolgerà in 11 concerti su sei città, con 17 prime assolute, tutte per orchestra sinfonica.

Oltre che in Abruzzo (L’Aquila, Pescara, Teramo), l’O.S.A. e MusAnima saranno presenti anche nelle Marche (Fermo), e nel Lazio (Latina e Frosinone).

Questa caratteristica itinerante e collaborativa rende questo Festival unico in Italia.

Quattro le nuove commissioni affidate dall’OSA a compositori che hanno già consolidato il loro percorso artistico: Fabrizio De Rossi Re, Paolo Rosato, Carla Magnan e Edgar Alandia. I restanti compositori, tutti giovanissimi, provengono dai sei Conservatori coinvolti.

La web radio RadiostArt, che fiancheggia il festival con interviste, discussioni ed estratti dei concerti è, di fatto, un supporto importante e sempre in crescita per quanto riguarda la diffusione. RadiostArt ha infatti ha consolidato la propria presenza in rete, anche internazionalmente, con ascolti impressionanti. La trasmissione Clocks and Clouds, da me curata e condotta, dedicata soprattutto alla musica contemporanea, raccoglie interesse, oltre che in Italia, anche in nord e centro Europa, America del nord e del Sud, Oriente e Medio Oriente.

Stefano Taglietti

Pescara, 27 Febbraio 2019

(1) György Ligeti a colloquio con Eckhard Roelcke

   “Lei Sogna a Colori?” Ed. ALET 2003.

(2) Il Pensiero Magmatico (1984-2016). Bizhan Bassiri (Teheran 1954).


“Sono alla costante ricerca di un linguaggio musicale che non sia più quello dell’avanguardia, ma allo stesso tempo non torni indietro al XIX secolo.” Con questa frase pronunciata nel 2002 in una famosa intervista (1), György Ligeti conferma, o forse “sdogana”, un percorso musicale nuovo, in verità, già intrapreso prima da diversi compositori. Ovviamente non si tratta di avversione nei confronti dell’avanguardia, piuttosto, invece, di un possibile superamento di alcune barriere attraverso l’apertura culturale, inclusiva verso le differenze sonore del mondo musicale contemporaneo e storicizzato.

In questa programmazione cerchiamo il superamento di quelle certezze che elevarono alcuni modelli formali, matematici, ideologici e dogmatici, a unici aspetti fondanti della composizione di un pezzo. Quei modelli dovevano essere quasi l’unico aspetto di cui tener conto, spesso senza includere nessuna problematica in senso estetico o di reale riuscita della composizione.

Parafrasando lo scultore italo-iraniano Bizhan Bassiri che dice: “Il problema dell’arte visiva è visivo” (2), noi qui diremo che il problema della musica è quello sonoro. Il compositore d’oggi dovrebbe navigare in libertà e consapevolezza, respingendo ogni tendenza passatista e impiegare tutte le proprie energie nella ricerca di una musica che plasmi e unisca l’enorme vocabolario contemporaneo e storico.

Secondo me, le sorprese più significative di questi anni arrivano da compositori di grande esperienza, che hanno saputo allontanarsi dalle scuole, dai dogmi, che hanno saputo elaborare i suoni provenienti da ogni parte del mondo, solo con disincantato amore per la Musica.

La collaborazione con sei importanti Conservatori italiani, permette all’O.S.A. e a MusAnima, di essere presenti sul territorio nazionale come un osservatorio culturale, come possibilità imperdibile per i giovani autori delle classi di composizione, come culmine di un obiettivo fondamentale: quello di distribuire nella maniera più ampia e naturale possibile, la conoscenza della storia e dell’evoluzione della Musica.

L’edizione di MusAnima 2019 si svolgerà in 11 concerti su sei città, con 17 prime assolute, tutte per orchestra sinfonica.

Oltre che in Abruzzo (L’Aquila, Pescara, Teramo), l’O.S.A. e MusAnima saranno presenti anche nelle Marche (Fermo), e nel Lazio (Latina e Frosinone).

Questa caratteristica itinerante e collaborativa rende questo Festival unico in Italia.

Quattro le nuove commissioni affidate dall’OSA a compositori che hanno già consolidato il loro percorso artistico: Fabrizio De Rossi Re, Paolo Rosato, Carla Magnan e Edgar Alandia. I restanti compositori, tutti giovanissimi, provengono dai sei Conservatori coinvolti.

La web radio RadiostArt, che fiancheggia il festival con interviste, discussioni ed estratti dei concerti è, di fatto, un supporto importante e sempre in crescita per quanto riguarda la diffusione. RadiostArt ha infatti ha consolidato la propria presenza in rete, anche internazionalmente, con ascolti impressionanti. La trasmissione Clocks and Clouds, da me curata e condotta, dedicata soprattutto alla musica contemporanea, raccoglie interesse, oltre che in Italia, anche in nord e centro Europa, America del nord e del Sud, Oriente e Medio Oriente.

Stefano Taglietti

Pescara, 27 Febbraio 2019

(1) György Ligeti a colloquio con Eckhard Roelcke

   “Lei Sogna a Colori?” Ed. ALET 2003.

(2) Il Pensiero Magmatico (1984-2016). Bizhan Bassiri (Teheran 1954).

29 Aprile 2019

LA NUIT

Written by

Prima esecuzione assoluta

 
Buio pesto, pensieri, inquietudine.
Le tue tenebre si confondono tra i lumi oscuri e misteriosi,
che si fan via via più cupi e densi.
Ma nell'assillo, d'un tratto silenzio.
Poi assali subito nel tormento,
nella tua opaca solitudine.
Inquietudine, pensieri, buio pesto.
 
VINCENZO RUGGIERO
Nato a Napoli il 21 dicembre 1998, ha studiato Chitarra classica al Conservatorio Statale di Musica "G.B. Pergolesi" di Fermo sotto la guida del M° Claudio Marcotulli e sta ora studiando, nello stesso istituto, Composizione con il M° Fulvio Delli Pizzi. Ha partecipato a diverse masterclass e conferenze con diversi chitarristi, come Vito Nicola Paradiso, Thomas Müller-Pering, Arturo Tallini, e compositori, come Paolo Rosato, Wojciech Widłak, Rossella Spinosa. Inizia ad avvicinarsi alla composizione dall'età di 12 anni e sta tutt'ora espandendo la propria produzione che spazia da opere per strumento solista fino ad arrivare a composizioni per orchestra, nonché musiche per il teatro. Degna di nota è la sua favola musicale su un adattamento teatrale de Il Piccolo Principe, opera didattico/musicale composta per orchestra giovanile. Ha partecipato anche in qualità di esecutore, da solista e in formazione cameristica, sia da chitarrista che da pianista, a diversi concerti e manifestazioni musicali in Italia e all'estero; tra queste: la partecipazione in qualità di compositore e di pianista accompagnatore per alcune manifestazioni in Albania patrocinate dall'Ambasciata italiana a Tirana, dove ha avuto l'opportunità di presentare e veder eseguito il proprio Organum per fisarmonica preparata. In tale composizione viene impiegata per l'appunto la tecnica della preparazione - tecnica già sperimentata su altri strumenti - alla fisarmonica, costituendo un'innovazione significativa ideata in collaborazione con il fisarmonicista Carlo Sampaolesi, dedicatario di tale composizione.

29 Aprile 2019

THE FALLING RISE

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Prima esecuzione assoluta

“Ogni uomo ha dentro di sé pulsioni, desideri, domande che sono in contrasto con la propria vera natura. Quesiti esistenziali che ci poniamo ogni giorno, tentazioni e voglie che non ci apparterrebbero, ma ci sono. L'uomo è quindi in perenne conflitto con se stesso. Su questo conflitto interiore nasce il brano. La melodia e l’armonia sono in forte contrasto tra loro, ma è un contrasto che si genera soltanto nel sovrapporsi delle due linee. Prese da sole, melodia e armonia suonano semplici, quasi banali, così come il nostro vivere di tutti i giorni può sembrare. È solo quando nasce quella pulsione interna ribelle che tutto diventa davvero interessante. È solo quando melodia e armonia si intrecciano che possiamo avere un’idea reale di ciò che il brano vuole raccontare: la dualità intrinseca in ogni essere umano”.

  

MANUELE LA PUCA

Nasce a Livorno nel 1987. Qui inizia in età prescolare un avvicinamento alla musica. Studia Pianoforte e Canto classico; nel 2014 si iscrive a Roma al corso di Composizione del Saint Louis Music College con il M° Gianluca Podio dove nel 2017 consegue il Diploma di I Livello. Nello stesso anno si iscrive a Frosinone al Conservatorio Statale di Musica “L. Refice” di Frosinone, dove studia Composizione e Orchestrazione con il M° Luca Salvadori, per conseguire il Diploma di II Livello. Insegna Teoria della Musica e Ear Training presso la Voice Evolution System di Andrea Bianchino e presso il Saint Louis Music College. Ha scritto diverse canzoni su commissione, pubblicate dalla Cassandra Produzioni SRLS ed ha realizzato e pubblicato il libro Teoria Musicale Popular, un manuale di teoria e armonia del mondo della musica pop.


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